Esami di Maturità e Coronavirus, Corrado Limongi: «La vera didattica è la relazione»

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di Giangaetano Petrillo

«Stai facendo fatica a concentrarti in questo periodo pre-esame?». A rispondere in modo affermativo a questa domanda così diretta è più dell’83% degli studenti che dovranno affrontare la Maturità 2020. Perché se è vero che la tensione è un ospite immancabile di ogni vigilia d’esame, mai come quest’anno l’ansia dei ragazzi sembra schizzare alle stelle. Un carico di tensione che si è alimentato nel corso dei mesi e che non può essere imputato solamente alla preparazione dell’inedito maxi-orale. Ci sono gli strascichi emotivi della pandemia e del lockdown, a cui si aggiunge il ripasso incerto dovuto a una didattica a distanza non sempre efficiente e alle tante notizie contrastanti circolate in rete sul tema. Senza dimenticare la preoccupazione per cosa accadrà nell’immediato futuro, le aspettative dei genitori, il come si sarà giudicati dagli altri per avere sostenuto una prova considerata più facile.

Una somma di fattori che, alla fine, manda in tilt quasi il 50% degli esaminandi. Dire che sono alle porte sembrerebbe un eufemismo, ma mai quanto di questi tempi è la misura giusta per raccontarli. Perché saranno proprio alcune porte a dividere e separare alunni che fino a qualche mese fa avevano condiviso oltre quattro anni di studi, condividendo momenti piacevoli alternati a momenti infelici. Ma oggi le cose sono leggermente diverse e noi ne abbiamo parlato con un dirigente scolastico, Corrado Limongi, dell’Istituto Professionale Leonardo Da Vinci di Sapri. Il colloquio con il dirigente Limongi parte da una disamina sull’utilizzo della didattica online: «Noi abbiamo iniziato subito a mantenere un contatto immediato con i ragazzi.  Si percepiva che la situazione si stava evolvendo verso un prolungamento delle chiusure. I docenti sono stati quelli che hanno subito organizzato la loro relazione a distanza con i ragazzi».

«Nei primi tempi abbiamo avuto un organizzazione non organica – precisa Limongi – mentre nel corso delle prime due settimane abbiamo organizzato un lavoro più compiuto. La didattica a distanza è una didattica distante, ed essendo distante modifica anche il sostantivo. Diventa un’altra cosa e non è nemmeno più didattica, è un’informazione, una formazione. La vera didattica è la relazione – prosegue il dirigente – e comportamenti che si sviluppano in aula in un contesto di condivisione di significati. Se dovessi dare un giudizio per il lavoro che hanno fatto insegnanti, studenti e famiglie è altamente positivo».

I risultati, insomma, per Corrado Limongi sono diversi: «Nonostante il progresso culturale, i contenuti, nonostante questo sia forse venuto meno, rimane la stessa essenza dei nostri educatori che hanno fatto leva sulla loro stessa vocazione, sulla loro stessa identità. Rimane la cosa su cui lavorare, cioè la dimensione educativa. È inutile andare a fare ragionamenti sulla qualità della didattica, credo ci voglia un anno per potersi formare per la didattica a distanza». Per il dirigente dell’Istituto di Sapri i docenti nel giro di pochi mesi hanno iniziato un nuovo lavoro. Ma nonostante le difficoltà ci sono dei lati positivi che andrebbero evidenziati.

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«Questo periodo ha visto un aumento della cultura tecnologica, un requisito che potrà essere approfondito, ma come strumento occasionale, non mezzo di apprendimento. Essendo una didattica distante chi paga il prezzo alto sono quei ragazzi che hanno bisogno della vicinanza dei docenti, del gruppo classe, nel senso che la scuola diventa per loro il luogo di una relazione di aiuto. Senza alcuna polemica, la ministro all’Istruzione, Lucia Azzolina, avrebbe potuto immediatamente convocare i prefetti e i comuni, piani di zona e le scuole, e farsi consegnare nomi e cognomi dei ragazzi che non hanno linea, che hanno difficoltà, così da poterci dedicare a loro».

Un altro aspetto che abbiamo affrontato sono stati gli esami, orami alle porte. «Le commissioni sono formate da 6 docenti interni e un presidente esterno. Prima di poter ospitare gli esami di stato in presenza, bisogna garantire una serie di misure, sanificazione con ditte specializzate, aule ampie dove vi sia il distanziamento dei docenti. Il candidato può essere accompagnato esclusivamente da una persona, e può arrivare in sede 15 minuti prima della prova e attendere in un aula indicata. Deve portare un’autodichiarazione che attesti di non avere febbre, malattie bronco-respiratorie. Poi dovrà anche dire di non essere stato a contatto con positivi».

Per quanto riguarda invece la riapertura delle scuole a settembre: «Sono state emanate delle linee tecniche, dei documenti tecnico scientifici su come si potrà avviare una riapertura, anche alla luce della linea del contagio. Si cercherà una modalità, credo sia tutta da vedere e approfondire, come l’ipotesi del dimezzamento delle classe a cui deve seguire il reperimento di nuovi locali. Spero che non venga in mente a nessuno di prevedere corsi online e in presenza», ha concluso il dirigente Corrado Limongi.

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