Ferrovia chiusa e inghiottita dall’asfalto e dall’erba, Pagone: «Decisioni in mano alla Regione»

Sono passati 27 anni dalla chiusura ma il Comitato per la riattivazione della Sicignano – Lagonegro non si arrende e continua la sua battaglia per il ripristino. Negli ultimi quindici giorni sono state numerose le attività da parte del direttivo, tra queste l’intervista che presidente del Comitato, Rocco Panetta, ha rilasciato alle telecamere del Tg3 all’interno del contenitore nazionale Fuori Tg che il 6 novembre scorso si è occupato di Ferrovie. Il giornalista Fabrizio Feo, infatti, si è occupato delle linee ferroviarie della Campania andando a fare un sopralluogo insieme al presidente sulla tratta Sicignano – Lagonegro. La ferrovia valdianese è stata definita «inghiottita dalla vegetazione, asfaltata dalle case e devastata dalle ruspe». «E’ un binario morto da aprile 1987 – ha detto Panetta – quando il tratto fu sospeso per i lavori di elettrificazione della Battipaglia – Potenza, poi riaperta nel 1993. I treni non sono mai più tornati su questo binario». La ferrovia dalla storia antica, come dice la storia narrante, è considerata da tante persone come un’unica speranza di rilancio del territorio. Il servizio sostitutivo che la Regione Campania vuole chiedere a dispetto delle richieste dei cittadini «è soltanto il minimo indispensabile per un territorio isolato e ormai disabituato alla cultura del treno. Ci sono ragazzi anche ventenni che non hanno mai visto un convoglio e sono cresciuti soltanto a contatto con mezzi su gomma». In studio l’esponente di RFI, Roberto Pagone, incalzato sulle scelte e sulle strategie, precisa che «la politica dei trasporti è tutta nelle mani delle Regioni. Sulle linee momentaneamente abbandonate come la Sicignano – Lagonegro Pagone non ha dubbi sul fatto che la gestione delle reti locali sia nelle volontà politiche, in questo specifico caso, della Campania».

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