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Festa mamma, le storie da Piaggine: «Ho denunciato per amore di mio figlio»

di Redazione

di Marianna Vallone

«Vorrei che fosse felice, che si sentisse libera», risponderebbe così qualsiasi bambino pensando a sua madre e ai suoi diritti. Perché c’è una fotografia dell’Italia più fragile: quella delle mamme che, oltre a vivere in contesti socioeconomici difficili, devono fronteggiare in molti casi la violenza domestica. Una violenza che può avere varie forme. A volte sono le botte, altre l’imposizione della solitudine. Altre volte ancora è l’obbligo a tacere, a non lavorare, a non avere amiche, a non essere autonome. «Tutto quello che faceva non andava bene, non potevo vedere mia madre, la mia famiglia», racconta Maria, la chiamiamo così. E’ la prima donna e madre a cui Crisalide, la Comunità per donne maltrattate, ha aperto le sue porte. Con lei anche il suo piccolo che gioca felice sparpagliando sul pavimento del salotto decine di palline colorate. Gli occhi di Maria non lo perdono mai di vista. «Una madre per suo figlio farebbe tutto. – racconta – Quando ho trovato la forza e il coraggio di lasciare suo padre è stata la forza di essere madre a spingermi. Lui non poteva neanche giocare e salire sul divano. Così ho preparato tutto e sono andata via. Crisalide mi ha accolta e da mesi viviamo qui. Ma sogno di andare via presto, voglio la mia indipendenza, una nostra casa, un lavoro per poterci mantenere e condurre una vita normale. Sogno di avere un’attività tutta mia, lavorare».

Da qualche settimana, nella comunità per donne maltrattate di Piaggine, che è stata inaugurata a novembre, proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è arrivata anche Anna. In braccio i suoi due bambini. Sono due famiglie che ora vivono insieme, così ricominciare d’accapo sembra meno difficile e doloroso. «E’ cambiato dopo la nascita del nostro secondo figlio. E’ diventato nervoso, era sempre arrabbiato. Mi picchiava senza motivo», racconta, come se un motivo, anche il peggiore, potesse giustificare un gesto. «Ha tentato di spingermi oltre la finestra. Allora sono scappata e ho trovato la forza di denunciare. L’ho fatto per i miei figli, avevo paura che diventassero come lui».

E’ il 2021. Ma se sei donna, è ancora tutto un po’ più difficile. E se sei mamma, non trovi lavoro o non guadagni, alla libertà non ci pensi più. Così sopportare in silenzio appare come l’unica possibilità. Ma ecco che arrivano i bambini, che tutto sentono e tutto capiscono. Arrivano a ricordarci che così non va, che non puoi sopportare che ti urli che sei una buona a nulla, una donna inutile. Non puoi sopportare le botte. I loro occhi ti scuotono la testa.

Crisalide è una luce nelle tenebre. E’ il rifugio, la coccola, prima di spiegare le ali verso una vita libera e serena. L’appartamento, che sorge in un edificio abitato da altre famiglie, ha tre camere da letto, un salotto, due bagni e cucina. Ha il calore di una famiglia. E’ gestita dalle cooperative sociali “Insieme a Piazza San Giovanni”, “Sorriso” e “Raggio di sole”. Quando la donna arriva nella comunità di accoglienza di Piaggine trova Marianna, Gaya e Valeria. Hanno formazione e ruoli diversi ma un comune denominatore, la passione incredibile per quello che fanno, l’amore per gli altri. Valeria è la coordinatrice. «Veniamo qui più volte durante la giornata, trascorriamo insieme i momenti più importanti. – racconta – Ad esempio andiamo insieme a prendere i bambini a scuola, a fare la spesa, facciamo una passeggiata al parco. Organizziamo insieme la giornata, anche perché entrambe stanno studiando per completare i loro studi. E’ importante che questo periodo qui nella Comunità sia un passaggio fondamentale per riprendere le redini della propria vita e trovare la forza e tutti gli strumenti per essere mamme e donne indipendenti ed autonome». Isabel, invece, si occupa del sostegno psicologico alle ragazze. Un momento importante per le mamme che possono sfogarsi e confrontarsi settimanalmente.

Perché non si può parlare di violenza sulle donne senza considerare anche gli effetti devastanti sui minori che assistono al maltrattamento fisico e psicologico della propria mamma. «Si parla ancora poco di violenza sulle donne. – sottolinea Valeria – Le donne che subiscono violenze devono sapere che non sono sole. Bisogna denunciare e salvarsi». Gaya è una operatrice socio sanitaria e Marianna un’educatrice. Insieme sono una squadra. «Piaggine accoglie. Il paese si è attivato immediatamente quando sono arrivate, donando vestiti per i piccoli», raccontano le professioniste. «Anche per noi è un’esperienza importante». Il Comune, guidato dal sindaco Gugliemo Vairo, ha a cuore la cura delle persone in condizione di disagio. L’idea è quella di un «borgo sociale» che l’amministrazione sta sviluppando attraverso la realizzazione di altri progetti, dedicati alle fasce fragili della società.

Mentre parliamo, i bambini giocano. Noi restiamo sedute sul divano, a chiacchierare, in questa casa che profuma di speranza e di pace. 

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