Foibe, per non dimenticare

di Redazione

di Giuseppe Amorelli – Avvocato

L’orrendo eccidio delle foibe ebbe come conseguenza quasi ineluttabile l’esodo dalmata-giuliano. Ci sono modi e modi per non dimenticare per far si che l’oblio possa cancellare ogni cosa. Il festival di Sanremo sta per iniziare e proprio un suo vincitore (anno 1968) Sergio Endrigo, cantautore appartenente alla cosiddetta “scuola genovese”, si ritrovò a vestire i panni di uno dei molti “profughi giuliani e dalmati” dovendo abbandonare con la famiglia la natìa Pola, passata alla Jugoslavia proprio a causa degli esiti della sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale.

Lasciare la propria casa, gli amici, l’ambiente la strada dove camminava tutti giorni all’improvviso gli ispirò una struggente elegia della sua città perduta, dal titolo 1947. Un giorno disse: «L’ho cantata pensando non tanto a me, che ero ragazzino, quanto a loro, ai grandi».

1947

Da quella volta non l’ho rivista più
Cosa sarà della mia città
Ho visto il mondo e mi domando se
Sarei lo stesso se fossi ancora là
Non so perché stasera penso a te
Strada fiorita della gioventù
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà
E’ troppo tardi per ritornare ormai
Nessuno più mi riconoscerà
La sera è un sogno che non si avvera mai
Essere un altro e invece sono io
Da quella volta non ti ho trovato più
Strada fiorita della gioventù
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà


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