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Rubano le reti ai pescatori. Così le aragoste finiscono sulle tavole

di Rosamaria Romanelli

Non è la prima volta che accade. Non è la prima volta che per il piacere di qualche palato sopraffine a rimetterci sono umili e modesti pescatori che con il loro lavoro portano avanti le proprie famiglie. E’ successo a Marina di Camerota la scorsa notte e ci è stato segnalato da una lettrice del giornaledelcilento, a ragione bene informata sull’accaduto, perchè figlia di uno dei bersagli del furto. Le reti da pesca rappresentano un valore notevole nei bilanci delle attività di piccola pesca da diporto. I "mestieri" come venivano definiti un tempo" sono qualcosa di più di semplici reti da pesca.  Sono il punto di partenza di una attività che inizia da terra, sulle banchine o magari a casa sopra uno scranno, attraverso un duro lavoro di riannodamento e cucitura dei fili e finiscono in mare, attraverso un altrettanto duro lavoro di forza e di concentrazione. Vedersele rubare, non trovarle più lì dove erano state  adagiate, è come entrare nell’intimità di un individuo che al suo lavoro ha dedicato una vita intera e strappargliene via un frammento. La gente di mare sa che significato, che aggressione rappresenta un simile gesto. Pensare poi che la ragione di un simile atto potrebbe risiedere nel puerile piacere di portare in tavola qualche succulenta aragosta, è la beffa che si aggiunge alla malevolenza. Questo giornale ringrazia la lettrice per la segnalazione e chiede a chi avesse visto o saputo qualcosa di renderlo noto a questa redazione anche attraverso una segnalazione via mail.

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