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Preoccupazione per il destino dei lavoratori, sciopero regionale fino a domani

di Redazione

La questione rifiuti, per ciò che riguarda la Campania e, più nello specifico, la provincia di Salerno, non è certamente stata "normalizzata" come avrebbe potuto far supporre il decreto legge del 30 dicembre che ha sancito la fine della gestione emergenziale del ciclo dei rifiuti. Il passaggio di tutte le competenze alla nascente società provinciale EcoAmbiente Spa, dalla gestione degli impianti alla Tarsu, ha creato non poche preoccupazioni. In primo luogo ai Comuni e ai lavoratori dei Consorzi che sono in via di liquidazione. In questa fase di transizione si sono registrati diversi problemi, soprattutto riguardo alle autorizzazioni e, dunque, ad un vuoto decisionale che si è venuto a creare poichè la nuova società non ha ancora i mezzi, gli uomini e le capacità per rilevare effettivamente le procedure di tutto il ciclo dei rifiuti. I Consorzi e le annesse società sono perciò ancora operanti sul territorio.

Tra le tante obiezioni che sono state poste all’indomani dell’emanazione del decreto governativo, una di quelle maggiormente condivise è stata la non razionalità di un provvedimento che accentra e "livella" delle realtà evidentemente disomogenee come quelle presenti in tutta la provincia.

Il sindaco di Vallo della Lucania, Luigi Cobellis, ha dichiarato: "E’ necessario fare un ragionamento ampio, che prenda in considerazione la gestione compessiva della questione ambientale. Su questa, a mio avviso, va intrapresa la strada già adottata per la risorsa idrica. Non si può immaginare che un unico soggetto gestisca l’intera provincia, che è la più vasta d’Italia ed è estremamente diversificata. La nostra proposta, già presentata in maniera informale e che porremo all’attenzione dell’assessore all’ambiente della Provincia di Salerno, è quella della definizione di un sub-ambito che interessi un’area molto particolare che è quella del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Un’ area che è economicamente debole e molto sensibile a livello ambientale, dunque non si può fare carico dei costi maggiori che vengono dal resto della provincia. "

Poi c’è la protesta dei Comuni, i quali, con l’entrata in vigore del nuovo sistema, si vedono sottratta la competenza in materia di Tarsu, che finirebbe alla nuova società. E la EcoAmbiente Spa potrebbe diventare anche soggetto riscossore. Ciò potrebbe avere serie rispercussioni sulle finanze comunali.

Altra questione molto calda, in questi giorni, è quella delle modalità con cui i lavoratori dei Consorzi verranno assorbiti nell’organico della nuova società provinciale. Il problema è stato posto sia per quanto riguarda gli amministratori, sia per gli operai che, come sovente accade, sembrano destinati a rivestire il ruolo di vittime sacrificali di un sistema che negli anni scorsi ha visto la proliferazione di una quantità spropositata di enti locali, poltrone e clientele. In queste ore è in corso uno sciopero dei lavoratori dei Consorzi di bacino, indetto dai sindacati autonomi, con l’attivazione di presidi nei cinque capoluoghi di provincia; a Salerno i manifestanti si sono riuniti sotto palazzo Sant’Agostino. A preoccupare operai e sindacati è la possibilità che un migliaio di dipendenti possano risultare in esubero e, dunque, perdere il lavoro. Si chiede, di contro, il passaggio di cantiere alla EcoAmbiente di tutti i lavoratori che operavano per i Consorzi e le società ad essi collegate. Ma la situazione appare complessa e per nulla rassicurante. I sindacati contestano l’obbligo per i Consorzi, sancito dal decreto di fine 2009, di licenziare e riassumere il personale già in servizio; questo sarebbe un escamotage per non applicare il passaggio di cantiere, previsto dal contratto nazionale di lavoro, eliminando così ogni contenzioso nei confronti della gestione governativa e creando un migliaio di cassintegrati. Inoltre, i sindacati contestano la previsione, in caso di esubero, di soli due anni di ammortizzatori sociali, anche perchè si verificherebbe una situazione irregolare, nella quale a dipendenti pubblici- dei consorzi- si concedono fondi nazionali destinati al settore privato. E ancora: ci si oppone al fatto che "al posto dei lavoratori che hanno titolo a conservare il posto di lavoro vengano privilegiati i dipendenti che furono assunti dalle ditte cui Fibe subappaltò la costruzione dei Cdr e del termovalorizzatore di Acerra. Questi passano direttamente alle province mentre quelli entrati con bando pubblico e con contratto degli enti locali dovrebbero andare in mobilità".

In mezzo a tale incertezza per il futuro prossimo, i lavoratori dei Consorzi e delle società che effettuano la raccolta rifiuti, come la Yele, continuano a non essere pagati con regolarità. Ci sono persone che attendono il pagamento di intere mensilità arretrate. E presto potrebbero risultare "in esubero". Angelo Morinelli, presidente di un sindacato autonomo a cui sono iscritti diversi operai della raccolta rifiuti del Cilento, ha dichiarato nei giorni scorsi: "Abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di adottare tutte le misure volte a salvaguardare il pagamento degli stipendi ai lavoratori; non è escluso il pignoramento dei beni."

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