Giornata mondiale del Rifugiato, Consorzio La Rada: «Storie unite dalla sofferenza»

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di Giangaetano Petrillo

«Oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dalle Nazioni Unite. Oggi è la giornata in cui con vivida forza, tanta nostalgia e un po’ di amarezza i volti e le storie delle centinaia di persone – famiglie, bambini spesso nati qui, ragazzi entrati in Italia come minori stranieri non compagnati – sono più vivi che mai davanti ai nostri occhi e nei nostri cuori».

Inizia così il testo pubblicato dal Consorzio La Rada che gestisce diversi centri Sprar in provincia di Salerno. «Sono storie tutte unite da un filo comune – prosegue il lungo post – che passa dalla sofferenza e dalla deprivazione materiale alle torture libiche fino alla roulette della traversata del mare nostrum, poi l’arrivo nel bel Paese che presto non apparirà più tanto bello perché ancora colmo di sguardi e parole che segnano l’anima e la propria dignità. Poi l’accoglienza, lo spaesamento iniziale, l’adattamento, quel magone che all’improvviso risale la gola per gli affetti sempre troppo lontani e la lenta rinascita che passa dall’affidarsi ad un operatore e poi all’intera comunità territoriale di accoglienza di uno dei tanti piccoli Comuni della nostra lunga provincia. Alla fine quasi tutti, arrampicandosi allo spirito di sopravvivenza e a quella resilienza che è in ogni essere umano, trova la propria strada e restano i ricordi, il sorriso, le lacrime del congedo, che presto si rileverà un arrivederci più che un addio, perché il legame con quell’operatore, che inizialmente ti ha imposto tante regole e al quale poi ti sei affidato, rimarrà per sempre».

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Un messaggio che cerca di racchiudere in poche righe quel percorso che più volte hanno visto svolgersi sotto i loro occhi. Storie e racconti che fanno rabbrividire, se solo per un attimo smettessimo di rincorrere la solita routine delle nostre vite, e iniziassimo ad ascoltarli.

«E allora – conclude il post – oggi è la festa dei rifugiati ma anche la festa dei tanti nostri operatori, coordinatori, mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi, animatori, OSS, esperti, insegnanti di italiano, consulenti legali che, oramai da più di 5 anni, hanno scelto di scommettere con noi, con i Sindaci e le comunità territoriali, nella buona accoglienza, quella diffusa fatta di sacrifici, della volontà di scommettere sul dialogo, sull’integrazione. Una scelta di civiltà, non solo possibile ma dovuta, in un mondo ed un Paese che, ancora troppo spesso, preferisce ringhiare contro il presunto invasore, soffiare sulle paure fomentando gli istinti più bassi per nascondere la propria inadeguatezza e i propri fallimenti. Noi come tanti altri italiani abbiamo dimostrato che non è così. L’inclusione è possibile e fa bene a tutti, italiani e rifugiati, all’Italia intera che presto possa riscoprirsi un Paese più giusto per tutti».  

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