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Green Pass, come cambia da oggi la vita dei cilentani e dei turisti in vacanza

di Redazione

Alla fine, tra borbottii e proteste, due italiani su tre hanno già in tasca un Green Pass, sia pure quello valido solo 48 ore dopo un test antigenico. E, in vista del primo weekend con la certificazione verde, è ripartita anche la corsa al tampone, negli hub e nelle strutture sanitarie dove è gratuito ma anche nelle farmacie che applicheranno il prezzo calmierato, 8 euro per i minorenni, 15 per gli adulti, secondo il protocollo firmato dal ministro della Salute Speranza e dal generale Figliuolo con i rappresentanti delle farmacie.

Accantonate, per il momento, le regole delle diverse zone di rischio in cui l’Italia è stata divisa prima di diventare tutta bianca, oggi entrano in vigore nuove norme con cui gli italiani dovranno familiarizzare perché condizioneranno a lungo la vita quotidiana di tutti noi. Anche con più di una contraddizione che, in qualche caso, obbligherà a una sorta di gimkana chi — con o senza Pass — si troverà a voler accedere a luoghi o attività magari nella stessa piazza, all’aperto o al chiuso. Con controlli che saranno affidati ai gestori dei locali che però — ed è la prima contraddizione — non intendono chiedere ai clienti i documenti di identità.

Controlli al ristorante

«Gli esercenti di bar e ristoranti — annuncia la Fipe Confcommercio — sono pronti al controllo dellla carta verde dei clienti che consumeranno al tavolo all’interno dei locali ma non ad una eventuale verifica dei documenti di identità.
Dover controllare anche i documenti di identità viene vissuto con profondo disagio perché rappresenta un atto di sfiducia nei riguardi dei clienti». Ma a che serve allora verificare con la app che il Qr Code del cliente sia valido se poi nessuno controlla che l’identità che viene fuori sia quella della persona che siede al tavolo? Il decreto istitutivo del Green Pass pone in capo ai gestori delle attività l’obbligo della verifica del possesso del documento ma prevede solo la possibilità di chiedere il Green Pass al cliente.

Doppio binario all’aperto

Una bella tavolata all’aperto di amici non vaccinati e senza mascherina sì, un film sotto le stelle, con capienza ridotta, obbligo di mascherina e distanziamento no. È una delle contraddizioni più grosse del decreto che fa storcere il naso ai gestori di arene, luoghi di cultura, cinema, spettacoli. Per partecipare a qualsiasi attività in uno di questi luoghi, anche all’aperto, è infatti necessario il Green Pass mentre, sempre all’aperto, si potrà liberamente sedere al tavolo a bar, ristoranti, pizzerie.

Hotel (in parte) senza pass

Al chiuso, seduti al tavolo, invece, per qualsiasi esercizio di ristorazione occorre avere la certificazione verde. Tranne che nelle mense aziendali, ma soprattutto tranne che nelle strutture ricettive dove si potrà continuare ad accedere liberamente. Dunque, niente Green Pass per andare in albergo dove (ma solo i clienti che vi pernottano) si potrà anche liberamente usufruire delle sale interne per colazione, pranzo e cena. Ma si dovrà invece tirar fuori la certificazione se si vuole accedere al centro benessere o alla piscina coperta di cui dispone la struttura.

Clienti sì, camerieri no

Chi siederà al tavolo in un locale al chiuso, dunque, dovrà avere il Green Pass ma sa che chi lo servirà potrebbe non averlo. Al momento, infatti, non è stato previsto lo stesso obbligo per i lavoratori o i gestori delle attività in cui c’è l’obbligo di certificazione verde. E negli stessi locali, ma per una consumazione veloce al banco niente certificazione.

Il pasticcio dei trasporti

Agosto volerà via senza ulteriori restrizioni, ma da settembre per salire su aerei e treni (pure con filtri per il ricambio d’aria), traghetti e bus a lunga percorrenza sarà richiesto il Pass. Su autobus urbani, metropolitane e treni regionali, assembramenti liberi senza Green Pass. Vista l’impossibilità di controllare chi sale e chi scende, l’obbligo sarebbe inutile.

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