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Il cilentano Antonello Volpe alla Brazil 135 Ultramarathon. L’intervista

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Il cilentano Antonello Volpe alla Brazil 135 Ultramarathon. L’intervista

Dopo aver concluso la Brasil 135, un’ultramaratona di 217 chilometri nella giungla brasiliana, Antonello Volpe, 52enne cilentano, di Casal Velino, è pronto a nuove sfide. Ha percorso in 41 ore una delle ultramaratone più dure ed estreme al mondo, da Minas Gerais e São Paulo, una delle “Seven Sisters”, come vengono chiamate le 7 ultramaratone sparpagliate in giro per il pianeta (due sono in Italia), considerate le più difficili al mondo.

Perché ha deciso di partecipare alla Brazil 135 Ultramarathon?
Venivo da una gara che non avevo portato a termine, la Spartathlon in Grecia (246km da Atene a Sparta). Mi sono bloccato con la schiena a meno di 20 chilometri dalla fine. Delle Sette sorelle ne ho concluse già due, la Ultrabalathon in Ungheria, di 221 km, e la Nove Colli Running (202 km) a Cesenatico. Dunque avevo il pass per la Spartathlon, ma a meno di 20 km dopo 33 ore di corsa mi sono bloccato con la schiena. Mi sono dovuto ritirare ma con il dente avvelenato. Così mi sono iscritto alla gara in Brasile, che è estremamente dura.

Come si è preparato per una gara così dura?
Sono stato seguito dal mio preparatore Ciro Fiore, di Napoli. Per oltre cinque mesi mi sono preparato senza fermarmi. Mi alzano prestissimo perché volevo abituarmi a correre di notte, uscivo alle 4 del mattino con la lampada e lo zaino, perché la gara in Brasile era quasi totalmente in autosufficienza, con pochissimi ristori a disposizione. Una preparazione durissima. Ho iniziato a correre più lentamente, perché non serve la velocità ma la resistenza in queste gare.

Chi l’ha accompagnata?
Due amici, Pino Cammarota, un mio carissimo amico, e Stefano Serra, atleta della mia società Castellabate Runner, che sono stati straordinari, sempre con me. Questo era il mio tandem, la crew: durante la gara serviva una persona che fosse sempre al fianco dell’autista e un’atleta.

La gara come si svolgeva?
In tandem. L’atleta deve arrivare al traguardo obbligatoriamente con l’assistenza. Di questo sono felice perché la mia assistenza è stata incredibile. Il percorso era davvero ostico, le condizioni meteo avverse già prima dieci giorni della gara. Ha piovuto sempre per tutto il percorso della gara, che si corre per l’80% sullo sterrato. 

Un esempio per far capire anche a chi non è del mestiere quanto sia stata ostica questa gara…
Generalmente inizio e finisco la gara con un paio di scarpe. Per questa ho utilizzate cinque paia, abbiamo attraversato strade piene d’acqua e fango. 

Quali sono state le difficoltà?
Le salite incredibili, che non finivano mai. E poi gli acquazzoni tropicali, vento e freddo che arrivavano a sorpresa. E’ stata la più difficile che potessi fare, anche per le condizioni meteo.

Questo tipo di gare sono anche costose…
Questa gara aveva un costo molto alto. Solo per l’iscrizione si parla di 990 dollari, ci sono poi le spese dell’areo, alberghi, macchina da fittare per la gara e il viaggio e l’albergo per l’assistenza. Per fortuna ho trovato degli sponsor che mi hanno sostenuto. Ci tengo a nominarli perché devo ringraziarli tanto per avermi sponsorizzato: Mercati Md, Decò, Materassi Fariello, Cavin, Le Griffe, Convergenze e Beni Demaniali di Acquavella.

Correre di notte, invece, com’è stato?
Ci siamo persi perché nella foresta c’erano poche indicazioni. Per fortuna siamo stati “salvati” da un giovane del posto che ci ha indicato la strada. 

Però lei puntava dritto al suo obiettivo…
Sì, concludere la gara in 48 ore, perché davano il pass automatico per un’altra delle “Sette sorelle”, la Badwater di 217 km negli Stati Uniti. Si corre nel bacino di Badwater nella Valle della Morte, in California. E’ la più dura al mondo. Ed è una delle gare che vorrei fare, insieme alla Spartathlon che purtroppo non ho concluso ed è il mio dente avvelenato. 

A pochi chilometri dal traguardo cosa ha pensato?
Gli ultimi venti chilometri sono stati i più difficili. La macchina non poteva venire perché c’era stata una frana. Sono stati massacranti, davanti c’erano solo salite impossibili. 

Cosa serve in questi momenti?
Tanta forza mentale, ed è quella che mi caratterizza. 

E quando ha visto il traguardo?
Sono arrivato alle 4 del mattino. Dentro di me ho sentito una grande gioia anche perché sono arrivato con molte ore di anticipo rispetto all’obiettivo. 

Antonello, perché ha deciso di correre gare così estreme?
E’ una sfida nella sfida. Sfido me stesso. Ed è indescrivibile. 

Prossima sfida?
La Badwater o la Spartathlon, vedremo quale delle due.  



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