Il Leone di Caprera non può e non deve ritornare a Marina di Camerota  

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Il Leone di Caprera esposto a Milano

Ci sono cose che, proprio come accade con i figli, è bene lasciarle volare. Te ne accorgi quando il tempo compie la sua missione restituendoti, con generosità, quanto ti ha tolto. Anche la comunità di Camerota ha un figlio caro, il cui destino l’ha prima dirottato a solcare i mari, per poi destinarlo alla storia gloriosa della Scienza e della tecnologia italiana. É il Leone di Caprera, quel battello di dieci metri, il primo nella storia per questa tipologia, ad aver attraversato l’oceano, grazie al coraggio, di un marinaro Pietro Troccoli. La storia di questo battello inaffondabile, che valse a consegnare a Garibaldi la firma di tanti emigrati in Uruguay, come quella del suo marinaio, è nota. Altrettanto è nota la volontà di questa comunità di riprenderselo, cioè di riportarlo a Marina di Camerota, come  accaduto in passato. Ma sarebbe un errore. Oltre che un velleitario, ancorché giustificato, bisogno di possesso, determinato da un autentico senso di appartenenza. Sono anche io, per lontani legami familiari, un discendente di quel Pietro Troccoli, e ancor di più sono legato a suo nipote, mio zio, Orlando Troccoli, che più di ogni altro ha lottato per salvare dall’obblio quel battello, riuscendo, con la collaborazione di molti, tra cui un riconosciuto maestro d’ascia, Aurelio Martuscelli, e amministratori locali dell’epoca, persino a portarlo a Camerota, oltre che salvarlo dalla corrosione del tempo. Quella battaglia durata decenni, a mio avviso, ha oggi partorito i suoi migliori frutti. 

Il battello è restaurato e collocato nel luogo più prestigioso che si possa immaginare. C’ho fatto visita in questi giorni, in compagnia di mio padre e, sentimentalmente, di mio zio Orlando. Ho provato un sentimento indescrivibile di orgoglio ma anche di gratitudine alla vita per il fatto che sia andata così. Il nome di quel nostro glorioso antenato, quello del mio paese, sono nel museo nazionale italiano della scienza e della tecnologia. Ogni lontano desiderio di possesso è immediatamente evaporato dalla mia immaginazione quando ho visto visitatori di tutto il mondo fare visita alla goletta, leggere quelle targhe, conoscere quella storia e accostarla a quella dei più prestigiosi cimeli e personaggi dell’ingegno italiano. Ho pensato che in fondo mio zio non sognava altro, ovvero il massimo riconoscimento che si potesse tributare a quelle leggendarie imprese. Ora però il desiderio di possesso, di rivedere il battello nel nostro paese, potrebbe essere sostituito da una ambizione ben più grande, quella cioè di costruire, a Marina di Camerota, il racconto sul perché l’Italia intera ha messo la nostra storia in copertina. E si può fare con un museo. Una casa museo, ad esempio quella che ripropone la vera abitazione di Pietro Troccoli, una volta individuata, magari anche grazie a una tesi universitaria o una borsa di studio. Un museo itinerante tra Marina di Camerota, Palinuro, Montevideo, in grado di ricostruire i luoghi di Pietro Troccoli. Una raccolta delle memorie e degli oggetti che di quella storia conservano frammenti. E ancora la ricostruzione narrata, o scritta alle pareti, del diario di bordo della traversata, gemellaggi culturali con i luoghi di appartenenza di Fondacaro e Grassoni, gli atri due marinai dell’impresa. Si potrebbe pensare alla proiezione di video storici come quelli che ritraggono il recente passato della Leone di Caprera a Camerota, o gli episodi più remoti. O ancora una videocamera web connessa in Live con il museo della Scienza e tecnologia di Milano a testimonianza di un abbraccio indissolubile tra noi e il battello. E infine la ricostruzione fotocopia della barca, magari proprio ad opera del maestro d’ascia che compì il miracolo di quel viaggio che difficilmente sarebbe stato compiuto altrimenti. 

Una nuova Leone di Caprera, magari sezionata in lungo e ricomponibile, costruita per essere visitata dal suo interno e dall’alto, così da apprezzare quelle opere di ingegneria marina che oggi la portano tra i battelli più incredibili della storia della marineria italiana. Chissà quante altre idee ancora è in grado di partorire il sogno di un museo del Leone e di Pietro Troccoli a Camerota. Credo che sul ritorno del battello siano maturi i tempi per un ripensamento e che l’occasione di raduni e approfondimenti sul tema possano contemplare nuove ipotesi ben più fattive. Sul punto mi piacerebbe conoscere il parere del sindaco e della sua amministrazione, tenuto conto del fatto che già in diversi si sono espressi favorevolmente. A proposito di figli: ad averne uno nell’olimpo sarebbe quantomeno ingeneroso richiamarlo tra gli ‘anelli’ inferiori. Ben più valoroso sarebbe l’impegno per la sua memoria e valorizzazione. A partire dal buon proposito di fare visita al museo di Milano. Così da poter ripartire per una avventura nuova, magari avvincente, assolutamente concreta, che nulla toglie a nessuno, e tanto di imprevedibile, aggiunge a chiunque ne sia o voglia diventarne protagonista.

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