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Il Natale accende la speranza per le nascite nell’ospedale di Sapri

di Marianna Vallone

L’ascensore si ferma al terzo piano e la porta si apre su un reparto che somiglia poco ad un grigio e distaccato ospedale, ma ha il calore e la familiarità di una casa. Ha i colori e le luci della speranza l’albero di Natale che illumina il corridoio del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Immacolata di Sapri. La speranza è che il punto nascita non viva l’incubo della chiusura, a cui era stato costretto lo scorso anno a novembre e nel corso di questa estate, durante la quale il governatore della Campania aveva assicurato l’impegno della Regione perché il servizio di Sapri e Polla non fosse interrotto. Così i pianti dei nuovi nati e le carezze delle mamme su quei pancioni in attesa, in quel reparto con vista mare, sono suoni ed immagini che in questo periodo dell’anno diventano di buon auspicio e riaccendono la speranza di riuscire a lasciare aperto e vivo questo importante punto di riferimento per i genitori del golfo di Policastro e non solo. Perché il presidio saprese è in una posizione  privilegiata, a cavallo di tre regioni e vicino a decine di piccoli paesi, entroterra distante, chilometri e curve che spesso fanno paura. «Le opzioni che la struttura dell’ospedale di Sapri è in grado di offrire sono garanzia della migliore assistenza. – spiegano dai corridoi del nosocomio – Bisogna credere nella professionalità e nelle competenze del personale sanitario, di medici, ostetriche e infermieri, per ricostituire quella unione che è alla base ed è fondamentale quando si entra in un ospedale». Tra i nastri e le luci appese all’albero e i fiocchi colorati davanti le porte che annunciano l’arrivo di una nuova vita, la speranza diventa un appello: «Scegliete di partorire a Sapri, nel vostro territorio». Sfoglia la fotogallery ( di Marianna Vallone )

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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