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Il vino più antico d’Italia vinificato dagli enotri nel Cilento

di Antonio Vuolo

Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, le tracce del primo vino italiano, vinificato dagli enotri in epoca protostorica. Residui organici di uva sono stati rinvenuti, infatti, anche nel palmento di Serramezzana, uno dei borghi più piccoli del Cilento e della Campania.

Nell’ambito del progetto di ricerca “Fare il vino nell’Italia antica”, curato dalla professoressa Gloria Olcese, docente ordinario di Metodologie della Ricerca Archeologica dell’Università degli Studi di Milano, per la prima volta sono stati effettuate una serie di analisi sui residui organici conservati nelle vasche di otto palmenti, tra cui quelli  di Serramezzana e Novi Velia. L’obiettivo della ricerca, che ha interessato Campania e Sicilia, è stato quello di dimostrare e di verificare la reale funzione dei palmenti rupestri,  antichi impianti di produzione del vino formati da vasche scavate praticamente nella roccia.

«La pubblicazione dei primi risultati della ricerca ha confermato che, nel palmento di Serramezzana, dopo centinaia di anni, sono ancora presenti i marcatori della fermentazione dell’uva (acido tartarico e malico). Gli archeologi sono, da tempo, interessati a questi impianti poiché rappresentano un enigma: la loro datazione, la loro funzione, che ora è stata esplicitata, il contesto dove sono collocati, perlopiù in boschi dove oggi non vi è più coltivazione della vite, rappresentano un aspetto molto affascinante e misterioso della storia. Nella fattispecie, tramite lo studio dei Palmenti, si cerca di ricostruire l’economia antica, dall’epoca protostorica fino all’arrivo delle popolazioni Greche in Italia», spiega Roberto Volpe dell’associazione culturale Eleolusa, da anni impegnato in attività di ricerca e divulgazione per far conoscere il palmento di Serramezzana.

Se una parte dell’enigma è stato risolto, accertando che all’interno di queste vasche avveniva la fermentazione di uva nera (quindi, per la produzione di vino rosso), resta invece ancora avvolta nel mistero la collocazione cronologica e il relativo contesto storico in cui sono stati costruiti e usati. Un aiuto prezioso alla ricerca potrebbe arrivare dallo studio condotto dal dottor Aniello Botti e dai professori David L.Thurmond e Fernando La Greca che, nel volume  «Un palmento ben conservato a Novi Velia ed altri palmenti nel territorio del Cilento. Osservazioni ed ipotesi», ipotizzano che, molto probabilmente, furono costruiti dagli Enotri, popolazione che abitava nel Cilento, prima dell’arrivo dei focei, che poi fondarono Elea. Sempre nel Cilento, infine, un altro palmento interessante ed unico si trova nella vicina San Mauro Cilento, perché costituito non solo dalla vasca di pigiatura, ma anche da un sistema complesso di raccolta del mosto e successiva torchiatura delle vinacce.

«I ricercatori sperano di poter continuare gli studi attraverso una ricerca archeobotanica proprio su quest’ultimo palmento, preservato dalla nostra associazione e dove si spera di poter trovare dei vinaccioli – conclude Roberto Volpe – Si cercano dei fondi per continuare: Il Parco Nazionale del Cilento potrebbe e dovrebbe dare una mano».

©Riproduzione riservata




A Cura di

Antonio Vuolo

Giornalista e comunicatore per passione e per professione da ormai oltre 10 anni, se non ho perso il conto. Il segreto? Avere dentro di sé sempre la stessa curiosità di un bambino. Mi appassionano i temi legati soprattutto alle questioni di attualità, allo sport, al territorio. Quando non sto con una penna in mano o una telecamera davanti, potete “trovarmi” in giro in qualche angolo del Cilento o del mondo, oppure più semplicemente in un bar a sorseggiare un calice di vino con gli amici.
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