Imprenditrice cilentana sfrutta 300 badanti: arrestata

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di Redazione

Un giro di badanti offerte a prezzi concorrenziali (circa 1.200 euro al mese per un servizio di assistenza h24) che celava un retroscena di sfruttamenti, mancati pagamenti e versamenti di imposte e contributi. Per lo meno, queste sono le accuse cui dovrà rispondere Francesca Fraiese, l’imprenditrice 46enne di San Lazzaro e originaria di Trentinara che gestiva quattro cooperative e società con sede a Bologna in via Massarenti e a Casalecchio (i cui locali sono stati sequestrati dalla Finanza) e ora si trova agli arresti domiciliari su disposizione del gip Domenico Truppa e richiesta della pm Rossella Poggioli. L’accusa è intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravata dal fatto che i lavoratori fossero più di tre.

L’indagine del Nucleo economico-finanziario della Guardia di finanza nasce dopo che alcuni controlli dell’Inps avevano evidenziato presunte irregolarità nei rapporti di lavoro gestiti dalle cooperative gestite dalla donna, la principale delle quali si chiama ’Nuovi Angeli Azzurri’ (da qui il nome dell’operazione, Blue Angels), che si occupavano di offrire servizi di assistenza diurna e notturna a favore di anziani e malati.

Dal 2014, ricostruiscono gli inquirenti, sarebbero state coinvolte circa 300 badanti, quasi tutte provenienti dall’Est Europa. Alcune di loro hanno sporto denuncia raccontando di come, essendo in gravi difficoltà economiche, si fossero rivolte alla cooperativa per trovare lavoro, spesso grazie all’intermediazione di un dipendente della società un quarantenne romeno ora indagato a piede libero oppure tramite annunci appesi alle fermate degli autobus diretti verso Paesi est-europei e annunci cartacei o online. E le donne, rivelano, avrebbero accettato anche stipendi molto bassi, di pochi euro l’ora, pur di lavorare, acconsentendo a firmare contratti a progetto o di collaborazione, che in realtà, per l’accusa, avrebbero mascherato rapporti di lavoro subordinato a tutti gli effetti, privi di ferie e, hanno ricostruito gli inquirenti, talvolta senza il versamento dei contributi spettanti ai dipendenti. Un elemento, quest’ultimo, che avrebbe garantito un risparmio all’imprenditrice, tale da permetterle di mantenere piuttosto basso il proprio tariffario per i servizi offerti, rispetto a quello della concorrenza.

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Inoltre, le Fiamme Gialle hanno rilevato come i conti correnti delle quattro società cooperative, in teoria riservati a spese per scopi mutualistici a beneficio dei lavoratori, siano stati “prosciugati” dall’imprenditrice, per acquisti che esulavano le esigenze funzionali delle società da lei gestite.

Fraiese, incensurata, è difesa dagli avvocati Massimo Leone e Mariella Ricucci, che presto la incontreranno in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Sono invece difesi dagli avvocati Giovanni Battista Frisoli, Domenico Avati e Andrea Fornasari tre clienti di una delle cooperative riconducibili all’imprenditrice, i quali annunciano che a breve sporgeranno querela alla Guardia di finanza poiché, spiegano, avrebbero pagato in anticipo all’imprenditrice servizi di assistenza poi non erogati oppure ricevuti soltanto in parte e mai rimborsati.

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