Inchiesta ambulanze, M5S: «Altro che parte lesa, Alfieri chieda scusa e si dimetta»

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Valeria Ciarambino, movimento 5 Stelle

«Il mancato coinvolgimento del re delle fritture di pesce Franco Alfieri nell’inchiesta sul carosello di ambulanze per festeggiare la sua vittoria elettorale non lo mette al riparto da responsabilità politiche evidenti. Rispetto a un caso che continua a gettare fango sul comune di Capaccio e sui suoi residenti, Alfieri arriva addirittura a dichiarare il paradosso, sostenendo di essere parte lesa. Se davvero avesse voluto prendere le distanze dalla vergognosa iniziativa di Roberto Squecco, titolare di fatto della Croce azzurra onlus, come mai non ha chiesto immediatamente conto del perché mezzi del soccorso pubblico, piuttosto che essere a disposizione di eventuali emergenze, fossero invece utilizzati per celebrare la sua vittoria elettorale? Perché non ha ancora invocato le dimissioni della moglie di Squecco, eletta in una delle liste a sostegno dello stesso Alfieri, nominata capogruppo per aver raccolto il maggior numero di preferenze, oggi coinvolta a pieno titolo in un’inchiesta che si allarga a macchia d’olio? Perché non si è mai rifiutato di partecipare a iniziative elettorali al Lido Kennedy, pur sapendo che la struttura era riconducibile allo stesso Squecco, all’epoca già condannato tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso?». Così la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino in una nota. «A prescindere dall’esito dell’inchiesta e di un eventuale processo, la gravissima vicenda delle ambulanze ha già svelato i nomi dei principali sostenitori di Franco Alfieri. Gente che sottrae mezzi salvavita dalla loro naturale destinazione, per invadere piazze e strade nel cuore della notte e a sirene spiegate. Se questi sono i protagonisti del sistema che ha contribuito a eleggere a sindaco di Capaccio il già capo della segreteria politica di De Luca, poi consigliere all’Agricoltura e oggi delegato del governatore al Masterplan per la valorizzazione del litorale Salerno Sud, ha una sola strada per la sua autoassoluzione politica: rassegnare le sue dimissioni e chiedere pubblicamente scusa ai cittadini di Capaccio, gli unici ad essere parte lesa in questa vicenda».

Alle prime luci dell’alba di stamattina, i poliziotti della Squadra Mobile di Salerno, diretti dal vicequestore Marcello Castello, hanno dato esecuzione a nuovi provvedimenti di sequestro di beni, immobili e società riconducibili all’imprenditore capaccese Roberto Squecco operante nel settore delle onoranze funebri. I 21 indagati risultano intestatari fittizi di associazioni dedite proprio alla assistenza del 118 e ai servizi funebri di cui invece il vero proprietario era Squecco. L’indagine prese il via dopo il corteo di ambulanze per la città di Capaccio per festeggiare l’elezione a sindaco di Franco Alfieri politico estraneo all’inchiesta. Lo scorso 9 ottobre erano stati notificati 18 avvisi di garanzia e sequestrati 23 automezzi (di cui 20 ambulanze), una struttura balneare e un’area, con relativo immobile.

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Nello specifico, adesso, il decreto di sequestro preventivo riguarderebbe almeno 6 società con conti correnti, veicoli e beni strumentali, anche a carico di diversi indagati, tra i quali il nipote Mario Squecco.

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