Inchiesta Comune Casal Velino: 14 indagati

di Redazione

Per la procura la Pisapia in quanto primo cittadino era il principale artefice dei reati commessi ed anche il principale testimone delle condotte illecite dei suoi collaboratori e dipendenti. Quattordici in tutto le persone iscritte nel registro degli indagati.

Divieto di dimora nel suo comune per il sindaco di Casal Velino, Silvia Pisapia. Saabto mattina i carabinieri della compagnia di Vallo della Lucania, diretti dal capitano Annarita D’Ambrosio, hanno eseguito l’ordinanza applicativa della misura cautelare personale nei confronti della prima cittadina. A suo carico diverse ipotesi di accuse: dalla «corruzione», per la presunta «assunzione di cittadini in cooperative locali», «all’abuso d’ufficio e falsità ideologica».

L’inchiesta si allarga
Nell’inchiesta  coordinata dalla procura di Vallo della Lucania, sono coinvolte altri amministratori comunali, funzionari ed imprenditori. In tutto sono 14 le persone iscritte nel registro degli indagati. Il quadro che viene fuori, così come è già accaduto per altri comuni cilentani, è quello di presunti «favori, affidamenti illegittimi, e logiche clientelari». Per gli inquirenti la Pisapia «andando al di là dei compiti istituzionali connessi alla sua carica, si è inserita in provvedimenti non di sua competenza, gestendoli a proprio piacimento». I fatti farebbero riferimento ad un periodo che va dal 2015 al 2018 e tutto sarebbe partito da alcune segnalazioni su presunte illegittimità nella procedura amministrativa per la realizzazione dell’area Pip a Vallo Scalo.

Le indagini
Sarebbe stata «smascherata» così – secondo gli inquirenti – una «macchina burocratica malsana, guidata e strumentalizzata con astuzia – si legge ancora nelle carte – attraverso legami con collaboratori e titolari di cooperative aggiudicatrici di appalti pubblici». I reati contestati sarebbero stati posti in essere «allo scopo di acquisire, in modo diretto o indiretto, il controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti e pubblici servizi e, quindi, di realizzare profitti ingiusti attraverso la sistematica e illegittima attribuzione degli appalti a imprenditori “amici” in cambio di un consolidamento del potere politico attraverso l’attribuzione ai “clientes” di posti di lavoro». La Pisapia, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, «nella qualità di sindaco unitamente a Pasquale Cammarota nella qualità di responsabile del servizio tecnico manutentivo del comune di Casal Velino e Giuseppe Schiavo nella qualità di responsabile della Polizia Municipale nel compiere atti contrari ai doveri del loro ufficio affidavano alla Società cooperativa Marine Service amministrata da Angela Lista i servizi comunali inerenti la portualità, la manutenzione e la raccolta dei rifiuti in violazione  a quanto previsto dalla legge e ricevendo dalla Lista utilità consistenti nell’assunzione  di persone da “essi individuate”».

I dettagli
Le indagini sono state portate a termine dai carabinieri coordinati all’epoca dei fatti dal capitano Mennato Malgieri, ex comandante della compagnia di Vallo. Nel faldone presunte irregolarità che riguarderebbero tutti i servizi comunali essenziali: la portualità, la manutenzione, la raccolta dei rifiuti, la refezione scolastica e puntava anche ad «accaparrarsi illegittimi permessi di costruire in zone particolarmente appetibili dal punto di vista edilizio». Al centro delle indagini anche una concessione edilizia «non in regola per la casa del marito del sindaco e una mega truffa alla Regione per l’ottenimento di finanziamenti per le aree pip». Per la procura la Pisapia, in quanto primo cittadino, era il principale artefice dei reati commessi ed anche il principale testimone delle condotte illecite dei suoi collaboratori e dipendenti. Tra gli indagati anche l’ex sindaco di Casal Velino Domenico Giordano, l’ex presidente del Consac Luigi Rispoli, Domenico Pinto e Angelo Gregorio.

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