Inchiesta ‘Premiata stamperia cilentana’: proseguono indagini dopo arresti

di Redazione

Cimici, intercettazioni ambientali e telefoniche. Ore ed ore ad ascoltare cosa dicessero al telefono lo zio commercialista e il nipote che sono stati arrestati a Casal Velino dalla guardia di Finanza di Salerno su disposizione della procura di Vallo della Lucania. Appostamenti e faldoni. Una documentazione ricca di mesi di indagini è finita sulla scrivania di Antonio Ricci, capo procuratore a Vallo. L’operazione ‘Premiata Stamperia Cilentana‘ ha portato al sequestro di beni per 5 milioni di euro, dando esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di 8 soggetti, ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di reati di natura tributaria.

Un passo indietro

Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione trasmessa da Equitalia. Due professionisti di uno studio commerciale di Casal Velino, F.B. di 79 anni e P.F. di 48 anni, a detta degli inquirenti, «avrebbero esibito documenti e certificazioni false, facendo in questo modo risultare dei pagamenti in realtà mai avvenuti, per ottenere lo sgravio di cartelle esattoriali oppure risolvere a favore dei propri clienti il contenzioso con il Fisco davanti alle Commissioni Tributarie». Ma questo è solo un passaggio, anche piuttosto sintetico, di cosa sarebbe avvenuto all’interno dei loro uffici.

Le indagini

Il lavoro degli 007 della Finanza, hanno svelato il modus operandi degli indagati. Il titolare dello studio «avrebbe impartito precise disposizioni sia al nipote, che lavorava alle sue dipendenze come ragioniere, nonché alle due segretarie, che avevano il compito di predisporre tutta la documentazione fiscale – rigorosamente falsa – per soddisfare le diverse “esigenze” dei clienti in difficoltà». Dalle carte firmate dal gip, si legge che «proprio grazie alle attività di ascolto, è apparso subito evidente che quattro di questi ultimi erano pienamente consapevoli della natura illecita degli “aggiustamenti” contabili adottati dal consulente, manipolazioni che avevano consentito loro un indebito risparmio di imposte quantificato dalle Fiamme Gialle in oltre 2 milioni di euro».

L’operazione

La successiva perquisizione dello studio del professionista ha portato alla luce «una vera e propria stamperia di documentazione fiscale tarocca: dalle fatture per operazioni inesistenti, create ad hoc per la deduzione di spese nei fatti non sostenute, ai crediti d’imposta fittizi da portare in compensazione ed annullare così i debiti con l’Erario, alle buste paga attestanti il finto versamento dei contributi a favore dei dipendenti. Neppure sono mancati i titoli di spesa falsi, utilizzati per documentare degli acquisti mai effettuati e ricevere quindi i finanziamenti pubblici per gli investimenti delle imprese» svelano gli inquirenti. Più di 2000 i documenti del tutto falsi acquisiti nel corso delle indagini, testimonianza concreta dell’ampiezza e della disinvoltura delle condotte illecite poste in essere con sistematicità nell’arco di sei anni, tra il 2012 ed il 2018.

Gli arresti e il sequestro

Il gip del tribunale di Vallo della Lucania ha adottato la misura cautelare che degli arresti domiciliari e il divieto di esercizio della professione, nei confronti del commercialista e del nipote, suo principale collaboratore. Per garantire il pagamento delle somme dovute all’Erario, il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo dei beni nella disponibilità di tutti gli indagati – in primo luogo i beneficiari ultimi dei meccanismi di evasione fiscale messi in piedi dallo studio commerciale -, fino alla concorrenza della somma complessiva di 5 milioni di euro. I responsabili degli episodi ricostruiti dovranno ora rispondere dei numerosi delitti di natura tributaria, contro la fede pubblica ed il patrimonio che vengono ipotizzati a loro carico, per i quali rischiano condanne fino a 6 anni di reclusione.

Trema il Cilento

Ma le indagini non sono chiuse e altre persone che avrebbero collaborato anche saltuariamente con i professionisti o avuto rapporti di lavoro per «sistemare» e «aggiustare» qualcosa, potrebbero finire sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. Al vaglio ci sarebbero altre posizioni ma sono da accertare, anche attraverso ad un’esame più completo e certosino del materiale raccolto durante le indagini.

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