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Insegnanti allo sbaraglio. Titoli comprati e graduatorie truccate nella scuola campana

di Maria Antonia Coppola

Si allarga l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle graduatorie truccate. Insegnanti che avrebbero pagato per ottenere punteggi maggiorati, per scavalcare colleghi che più di loro avevano diritto alla cattedra. L’indagine è iniziata due anni fa, quando la Direzione scolastica regionale ha segnalato alle forze dell’ordine le stranezze registrate in alcune graduatorie: punteggi alterati, grazie ai quali gli aspiranti insegnanti scavalcavano colleghi con maggiore anzianità di servizio. Altri punteggi artefatti con sapienza, senza esagerare, per non destare sospetti. Graduatorie truccate entrando abusivamente nei sistemi informatici del ministero dell’Istruzione ed attribuendo ai potenziali supplenti punteggi maggiorati. E non solo.

Uno dei dipendenti dell’Ufficio scolastico provinciale si preoccupava anche di confezionare ad hoc certificati falsi che suffragassero il salto in graduatoria: falsi titoli culturali, o false attestazioni di lavoro grazie ai quali si ottenevano punteggi strategici. Ed i docenti, secondo il Nucleo Tutela della spesa pubblica della Guardia di Finanza, guidato dal colonnello Alessandro Barbera, – che ha svolto una minuziosa attività investigativa fatta di perquisizioni e acquisizione di documentazione – pagavano l’alterazione dei punteggi, in alcuni dei casi accertati, usando come intermediario un sindacalista. Resta ora da verificare la responsabilità dei dirigenti e dei funzionari amministrativi che sono appena finiti nell’inchiesta.

Un’inchiesta che ha già visto oltre 40 maestre d’asilo e di scuola elementare denunciate, che ha coinvolto sindacalisti e dipendenti degli uffici scolastici periferici, quelli, in particolare, della provincia di Napoli (con l’arresto di uno di loro accusato, tra l’altro, di pedopornografia dopo che nel suo computer erano state trovate immagini compromettenti) e che ora coinvolge altri 40 docenti e 30 tra dirigenti scolastici e funzionari amministrativi di decine di scuole pubbliche. Colpevoli, dirigenti e funzionari, di non aver effettuato le doverose verifiche sul punteggio degli insegnanti che ottenevano l’incarico o la supplenza.


Il loro omesso controllo è frutto di superficialità? Una ipotesi minimale che non convince gli inquirenti. Più probabile sembra che i docenti col punteggio truccato scegliessero le sedi delle loro supplenze o dei loro incarichi avendo ben presente in quali istituti (compiacenti?) avrebbero chiuso un occhio sulle verifiche previste dalla norma.

 

 

 

fonte: La Repubblica

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