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Antonio Romano accusa il giornaledelcilento.it di superficialità: “Quella sulle società ‘in house’ è una analisi approssimata, il giornale poteva limitarsi a dare la notizia”

di Redazione

"Quella sulle società in house è una analisi approssimata, il giornale poteva limitarsi a dare la notizia", così esordisce l’ex assessore al Bilancio del Comune di Camerota, in una intervista al giornaledelcilento.it, commentando l’articolo sul "carrozzone" in arrivo a Camerota.

Romano, come avrà letto, il giornale del Cilento ha sostenuto, facendo riferimento ad un articolo del Sole 24 ore che dichiarava chiusa la stagione degli incarichi diretti, attravero la costituzione di società di In house, che non c’è più trippa per gatti, poichè con la nuova normativa queste società, per ottenere gli incarichi, devono partecipare alle gare d’appalto insieme alle altre società private. E’ così?

Credo che il giornaledelcilento si sarebbe dovuto limitare a dare la notizia che è quella pubblicata relativa alla nuova normativa, mentre per addentrarsi nei molteplici aspetti che questa determina, credo sia opportuno tenere conto di un quadro ben più complesso, che a mio avviso è sfuggito a chi ha trattato questo argomento.

In sostanza, alla luce del quadro normativo attuale, il Comune di Camerota fa bene o fa male a costituire una società in house?

Auspicando che la nuova normativa venga rivista, per i motivi che spero mi sarà data la possibilità in questa intervista di chiarire, dico che alla luce attuale, non avrebbe senso procedere alla costituzione di una società in house, poichè non ci sono più quei presupposti, che ritengo validissimi e che rendono opportuna questa strada, per rendere efficienti i servizi nei piccoli comuni e per dare sviluppo ai territori.

Diceva che auspica la revisione della normativa…

Dico che in materia di società miste e società in house, non darei per definitivo l’attuale quadro normativo. Fosse anche solo per il fatto che negli ultimi 15 anni, nel giro di pochi mesi, queste norme vengono cambiate, orientandole prima in un sendo e poi nel senso opposto.

Ma se lo stato ha deciso di intervenire con una simile normativa ci sarà un buon motivo?

Dunque partiamo dall’inizio. Il decreto di cui si parla risponde, come scritto anche sul vostro giornale, alla  decisione presa dall’Europa di abbattere quegli aspetti che non garantiscono una piena concorrenza nei servizi. Ora però va detto innanzitutto che l’Italia rappresenta un caso singolare in Europa poichè, a differenza di altre nazioni, è costellata da piccoli comuni. In secondo luogo tengo a precisare che lo strumento dell’ "in house", che permetteva la gestione diretta da parte del comune dei servizi locali, non solo serviva per fare sviluppare il territorio, quindi le risorse locali, ma rappresentava anche un deterrente rispetto al problema delle infiltrazioni mafiose.

Ci spieghi meglio…

Se oggi la società in House deve partecipare alle gare d’appalto insieme a tutte le altre società, non è detto che queste gare le vinca. Quindi la costituzione di una simile società sarebbe inopportuna. Tuttavia mettiamo il caso che la società comunale viene costituita e mettiamo anche il caso che viene costituita a Camerota oppure in un altro territorio cilentano oppure del sud, ecco a cosa si andrebbe incontro. Per queste società sarebbe quasi impossibile vincere una gara poichè le società in odore di malaffare, o di camorra, o di mafia, che in questi anni si sono accaparrati incarichi in molti comuni, praticando prezzi inferiori poichè non garantiscono sul fronte dei loro lavoratori, quindi sulla sicurezza, sui diritti sindacali e quant’altro, riescono a spuntarla sul costo. Questo poi non significa che i servizi vengono correttamente elargiti. Non significa che i lavoratori impiegati siano inquadrati in modo legale, non significa che la qualità dei servizi è garantita, anzi. Però, nonostante tutto, questa tipologia di società rischia di aggiudicarsi la gara, con il risultato che nel territorio si insinuano organizzazioni mafiose, che l’opportunità di lavoro non ricade nel territorio e che le conseguenze di simili scenari, nei nostri piccoli comuni, sono tragicamente imprevedibili. Chi ha responsabilità politica deve tenere conto di questo e deve adoperarsi affinchè ciò non avvenga. Ecco alcune delle motivazioni per cui lo strumento delle in house, per i nostri piccoli comuni, rappresentava un’opportunità valida.

Faceva riferimento anche allo sviluppo locale, in nome del quale, crede ci si debba adoperare per indicare una interpretazione più articolata…

Faccio un esempio per essere chiari anche su alcuni aspetti verso cui la normativa stessa andrebbe a scontrarsi. Per quanto riguarda i servizi portuali, i pontili, ad esempio, questi sono in concessione al comune. Il Comune dunque dovrebbe esternalizzare la gestione bandendo una gara. Ma il codice della navigazione non permette una simile operazione. Come la mettiamo quindi? In secondo luogo c’è il problema dello spopolamento dei nostri comuni. Sempre più i giovani si allontanano per trovare lavoro, sempre più le nostre piccole aziende vanno in difficoltà per fare quadrare i bilanci e per garantire lavoro ed assunzioni. E’ innegabile che le collaborazioni con il pubblico, rappresentano nelle nostre piccole realtà una opportunità per continuare a vivere sul mercato. Per quanto riguarda, ad esempio, la valorizzazione del patrimonio ed il settore energetico ed ambientale, l’ in house rappresentava un ottimo strumento per le risorse locali. Infatti in queste tipologie di interventi vengono richiesti ingenti capitali ed investimenti che i nostri piccoli imprenditori non sono in grado di garantire, vedendosi così passare sotto gli occhi opportunità di lavoro importanti se non vitali, che invece se li aggiudicano altri.

Dunque qual’è la strada maestra che deve perseguire il Comune di Camerota e gli altri comuni del Cilento che si trovano nelle condizioni di dovere decidere?

Beh, innanzitutto me ne guarderei bene dal fare l’avvocato difensore di questa amministrazione e dall’indicare la strada a chi fin qui non ha dimostrato lungimiranza e competenza in materia economica. Tuttavia, se proprio mi viene chiesto, dico che a questo punto la scelta che si potrebbe compiere è quella di procedere "in economia". Ovviamente, per onor del vero, va detto anche che questa non rappresenta, come dire: la soluzione al problema. Troppe sono le restrizioni in materia di incarichi ed assunzioni per questo tipo di opzione. Va quindi intesa come un ripiego, la minima alternativa possibile, per porre un piccolo argine al problema che ho illustrato prima

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