Italiano rapito in Libia, parla Alessandro Sansone: «Il sequestro dei miei colleghi mi ha segnato»

«Il conflitto culturale tra Occidente ed Oriente probabilmente non avrà mai fine». Questo è quanto si apprende non solo da Alessandro Sansone, bensì dalle continue notizie di cronaca. Alessandro Sansone è un giovanissimo ingegnere civile, era stato assunto dalla ditta modenese ‘Piacentini’ e si trovava a Zuara quando vennero rapiti i suoi colleghi. In seguito al rilascio di Marco Vallisa, Alessandro decide di parlare al nostro giornale.

Alessandro, il conflitto interno in Libia che si protrae dal 2011, dopo la morte di Gheddafi si è appianato o continua ancora ad agitare il normale scorrimento della vita? Attualmente in Libia ci sono tante fazioni a contendersi il potere. Il potere fa sempre gola e genera conflitto, si sa…

Credi che i rapimenti di luglio, abbiano una latente ritorsione nei confronti dell’Italia visto che l’appalto era stato vinto da una ditta italiana? No, c’è da dire che la gente del posto ci vedeva con ottimismo. Con le nostre competenze stavamo ‘costruendo’ qualcosa di importante per la Libia. Loro non hanno a disposizione la nostra tecnologia. Poi di operai locali non ce n’erano, quelli che ho conosciuto venivano dalla Tunisia e dal Bangladesh. I Libici, abituati ai sussidi statali, sono poco propensi al lavoro come lo intendiamo noi. Lo stato ha sempre ricattato attraverso i sussidi i civili. Le dittature si reggono così.

Allora ritornando al sequestro, crede che ci sia un conflitto interno con la città Tripoli? Beh sì, Tripoli contro Zuara, è come se volessero mantenere i civili in una sorta di bolla, lontani dalla civiltà e dal progresso. Il Porto di Zuara segnerebbe una svolta anche commerciale. Un’autonomia economica vista molto male dal potere. Si può pensare che il sequestro sia stato organizzato per ostacolare il proseguimento dei lavori. ma in merito al sequestro si può pensare di tutto…

Dunque non è stato un sequestro ‘religioso’… All’epoca l’isis non aveva messo ancora piede in Libia, ora ne sentiamo parlare di più. Sì, sono musulmani come noi siamo cristiani. Nell’ortodossia c’è sempre molto rispetto per chi è ‘credente’. I musulmani che ho incontrato io sono come i ‘cattolici’ di oggi. Ho notato moltissime contraddizioni a Zuara.è vietato l’alcol ma ho visto in spiaggia molte bottiglie di liquori.

Nel 2014 qual è la condizione femminile? La condizione della donna è tipica del mondo musulmano. A mare fanno il bagno vestite, però Lavorano, guidano… ho visto anche donne con il burqa e tacchi a spillo

Marco Vallisa è stato trattenuto sempre dallo stesso gruppo? No, quando sequestrano qualcuno si cambia spesso gruppo. Anche Marco ha cambiato più gruppi, probabilmente sarà passato anche per le mani dell’Isis.

Lei ha visto materialmente rapire i suoi colleghi? No, non ho visto rapire nessuno. Sono uscito di casa 5 minuti prima e poi recandomi sul cantiere non ho visto i miei colleghi ed ho capito che c’era qualcosa che non andava.

Lei pensa che fossero informati sui vostri spostamenti? Sicuramente, loro ci tenevano sott’occhio da tempo. Conoscevano i nostri orari, infatti da poco avevamo cambiato l’orario di lavoro ed era da una settimana che andavamo a lavoro alle 7, nelle settimane precedenti cominciavamo alle 8.

Com’era il vostro clima lavorativo? Il clima che si respirava era conviviale, ho visto molta solidarietà tra noi italiani.

Crede che in Libia ci sia disinformazione? La Libia si guarda bene dal garantire l’accesso al potere alla pluralità dei suoi cittadini. La cultura è pericolosa.

La religione in Libia ha ancora la pretesa di educare? Come in ogni stato con un forte sentimento religioso, l’educazione passa attraverso le maglie strettissime della religione. Però non ho notato, come dicevo prima, una forte ortodossia. Sono musulmani come la maggior parte degli italiani si definiscono cattolici. Però rispettano le ricorrenze religiose, il Ramadan è osservato in maniera ortodossa, è visto come una grande festa e come un’occasione per ‘festeggiare’ al calar del sole…come ho detto prima l’alcol è illegale, ma sulla spiaggia ho visto moltissime bottiglie di liquori!

Al momento dei sequestri come procedevano i lavori? I lavori erano iniziati da pochissimo, paradossalmente c’erano moltissime difficoltà legate al rifornimento petrolifero. Era difficile far arrivare sul posto i camion. I lavori poi non sono stati ultimati perché nel frattempo è scoppiata la guerra civile.

Chi vi ha dato l’appalto per la costruzione del porto a Zuara? Il ministero dei trasporti in Libia

E a tre anni dalla morte di Gheddafi, qual è l’opinione ‘pubblica’ a riguardo? I libici erano contro Gheddafi perché vietava loro la libertà, ma dopo la sua morte la gente ha continuato a vivere male. E’ solo cambiato il ‘padrone’. Come dicevo prima, la dittatura vive di sussidi statali e la mentalità dei libici non è cambiata. Per le dittature è meglio non far nascere nei suoi ‘sudditi’ il desiderio di guadagnarsi il danaro. L’idea del lavoro in Libia non esiste, non c’è l’emancipazione attraverso il lavoro; piuttosto siamo noi occidentali a pensarla così.

I libici come si sentono rispetto a chi lavora, si sentono manchevoli di qualcosa? Macché, si sentono addirittura superiori. Loro si sentono furbi e scaltri, percepiscono denaro senza lavorare! Lo stato dà 500 dinari al mese a chi non ha il diploma, 1000 al mese a chi ce l’ha e così via. Chi lavora, lo fa per poche ore al giorno. Consideri che in Libia il costo della vita è nettamente inferiore rispetto all’Italia…Un soldato in Libia guadagna 1800 dinari al mese lavorando solo 3 giorni a settimana. Con questi presupposti economici la Libia non sarà in grado di riprendersi.

Dopo il sequestro dei suoi colleghi, lei voleva ripartire subito? Ha avuto paura? Certo, un’esperienza del genere ti segna. Avrei preso l’aereo il giorno dopo, ma non è stato possibile. Sono rientrato dopo un paio di giorni dall’accaduto.

Ci ritornerebbe a lavorare lì? Onestamente no, preferisco cercare lavoro in Italia con tutte le sue problematiche e scarse possibilità.

Ritornando al sequestro, crede sia stato un sequestro a scopo di estorsione? Non lo so, non so se sia stato pagato un riscatto. Gli accordi internazionali li lascio agli strateghi statali.

Crede si potrà mai sedare il conflitto tra occidente ed oriente? La Libia rappresenta un’occasione mancata per l’Italia? Quante delle supposizioni di Mussolini si sono rivelate attendibili? Beh, la Libia della ‘battaglia Libica’ è profondamente diversa da quella attuale. Mussolini non aveva visto le potenzialità del sottosuolo.  L’Italia e la Francia avrebbero potuto muoversi diversamente. Ci sarebbero stati interessi diversi e maggiori.

Qual è l’attuale situazione politica in Libia? Ci sono due governi, tutto è indeciso…uno è del popolo e l’altro si è imposto a Tripoli.

Da cosa è determinato il pil libico? Ci sono traffici di gasolio, benzina. Purtroppo c’è anche il traffico di esseri umani e vendono armi.

Mare nostrum… ? Deve necessariamente intervenire l’Europa, l’Italia non può più gestire questo enorme afflusso di esseri umani devastati dalle guerre e dalla povertà. Quelli che arrivano, vedono nell’Italia una speranza, fuggono da situazioni inverosimili.

Lei ne ha conosciuti? Sì, ragazzini dagli occhi pieni di dolore. Lavoravano per racimolare il denaro per imbarcarsi. Rischiano la vita per una speranza e quanti gestiscono questo traffico, sono spietati carnefici. Prendersela con i rifugiati è sbagliato, loro non hanno colpe. Non è una colpa sperare di poter vivere dignitosamente.

La situazione economica italiana è precaria, come crede che potremmo accollarci anche il mantenimento di questi rifugiati? Proprio per questo deve intervenire l’Europa, non è che siamo europei solo in determinate situazioni. L’Europa ci deve aiutare concretamente, non è un problema solo italiano, è un problema comunitario.

Qual è la situazione dei Cristiani in Libia? Come ho detto anche prima, i musulmani rispettano i Cristiani.

Gli italiani come sono visti in Libia? Qualcuno ancora vede nell’italiano una sorta di figura mitologica. Non scordiamo delle opere civili fatte da Mussolini in Libia, l’italiano è visto come benestante e gli uomini del sud Italia sono temuti perché anche in Libia sono arrivati i luoghi comuni su Napoli.

Ora Alessandro, cosa pensa di fare? Cercherò un lavoro per tenermi impegnato.