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Il Cilento è diventato un’emergenza. Un patrimonio unico da tutelare ora

di Giuseppe Galato

Il Cilento è diventato un’emergenza. Un patrimonio unico da tutelare ora

di MARIA GABRIELLA NATALE *

SALERNO – Il territorio del Cilento non è semplicemente una riserva naturalistica degna di attenzione, è molto di più.

Forse i lettori non sanno che in un’area di circa 200.000 ettari,posizionati nella Provincia di Salerno, si concentrano alcuni dei più importanti siti archeologici della Magna Grecia, naturalistici,storici e marittimi a livello mondiale. Tanto che già nel 1991 l’UNESCO decise di annoverare l’area nella lista del “Patrimonio dell’Umanità”. Infine, sempre l’UNESCO, nel 1997 lo inserì addirittura nel progetto mondiale“Biosfera”.

La prima impressione, per chi visita per la prima volta il Cilento, è pura e semplice emozione; si rimane abbagliati dai reperti archeologici che, uniti ad una costiera strepitosa e molto curata e alla dolcezza dei paesaggi,ne fanno uno dei luoghi più belli ed affascinanti del nostro Paese.

Si possono anche apprezzare le caratteristiche dei tanti piccoli comuni che popolano il Cilento, piccoli paesi ancora ben conservati in cui la popolazione mantiene gelosamente intatti i Valori della nostra Italia: il senso dell’ospitalità,la gentilezza ed il calore umano,le tradizioni artigianali e culinarie, Valori che fanno del nostro paese da sempre un faro di civiltà.

In sintesi, questi luoghi hanno tutte le carte in regola per diventare uno dei bacini per un turismo di qualità che consenta al Cilento di non essere solo un valore per la tutela del territorio ma anche uno strumento per lo sviluppo del benessere dell’intera comunità.

Negli ultimi decenni, però, la realtà del territorio Cilentano è totalmente cambiata per non dire stravolta.

Anche i caratteri culturali che un tempo lo identificavano quasi a prima vista, sono andati dissolvendosi spesso sull’ondadi quella ”modernità senza sviluppo” che ha generato molti guasti, aggravando anche il peso, già insopportabile, di una desertificazione umana che ha dato luogo ad un continuo spopolamento dei piccoli Comuni.

Il Cilento ci appare, oggi, una terra frammentata e confusa da politiche socioeconomiche ed ambientali sbagliate.

Non si può più stare a guardare, né ci si può rassegnare di fronte alle cifre, davvero spaventose,di un ritardo che rischia ogni giorno di farsi più grave.

La disoccupazione, quella giovanile, non è più un male antico del Cilento,ma si pone come il drammatico fattore che continua ad allargare un’area di povertà fatta di famiglie e di persone che si trovano a lottare per i bisogni primari.

La perdita di coltivazioni e di attività tradizionali, i dissesti idrogeologicie di erosione costiera, la crescita dell’abusivismo edilizio, la cementificazione costiera,e l’assenza di servizi per un turismo di qualità fanno del Cilento un caso in negativo.

E se ciò avviene in un tessuto già fragile con le strutture sociali ridotte al minimo, con punte di particolare gravità nel settore sanitario,non è difficile immaginare quanto devastante finisca per essere l’ipoteca di una forma di apatia che porta i giovani ad un uso incontrollato di alcool e sostanze stupefacenti.

Siamo diventati un’emergenza! Occorre trasformare non solo le strutture ma la mentalità e gli stilidi vita!

Occorre lavorare per rendere, il Mezzogiorno intero competitivo nei confronti d ialtri territori, quali le Regioni meridionali di Spagna e Francia, che con caratteristiche simili vedono il turismo, la cultura, la risorse ambientali e umane molto meglio rappresentate,difese e promosse in ambito internazionale e comunitario.

Serve una classe dirigente politica trasparente che sappia arrivare al cuore della gente,radicata al territorio, capace di stare tra la gente umile e semplice, in grado di dare risposte concrete ai problemi delle popolazioni locali.

Abbiamo bisogno del coraggio dei nostri giovani e delle nostre donne, della loro freschezza e del loro entusiasmo!

Al Cilento essi hanno dato sempre molto e, spesso sono stati essi per primi a pagare i prezzi che la mancanza di lavoro, la rete di clientele che li ha esclusi da ogni processo produttivo, ha imposto in modo sistematico e talvolta crudele.

Essi sono una risorsa permanente di fiducia e di coraggio da mettere al servizio di una nuova stagione di riscatto sociale e morale.

I giovani e le donne cilentane devono ritornare ad essere il volto e l’anima di un territorio che non può fare a meno della loro intelligenza,del loro amore e delle loro braccia.

Ma soprattutto,non può fare a meno della loro speranza!

* Presidente del Movimento Cilento Mediterraneo

FONTE QUOTIDIANO DI ATTUALITA’ POLITICA www.ladiscussione.com 24/11/2010 pag. 11

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