La battaglia del porno davanti ai giudici: «Il film è anche per i minori»

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Ultimo tango… a Pontecagnano. Un documentario a luci rosse, prodotto da una compagnia picentina, dichiara guerra alla “censura”, e arriva fino al Consiglio di Stato. Fino alla bocciatura. La vicenda la riporta stamane La Città di Salerno. Era il 1972 quando Bernardo Bortolucci portò al cinema la pellicola che sconvolse il mondo. La storia d’amore e di follia, di sesso e di morte, di un quarantacinquenne, Paul, che aveva il volto di Marlon Brando, e d’una ventenne, Jeanne, con la faccia di Maria Schneider, protagonisti di “Ultimo tango a Parigi”. Una pellicola che finì sotto sequestro per ben due volte prima d’esser condannata al rogo. Letteralmente, visto che nel 1976 la Corte di Cassazione ordinò di distruggere il lungometraggio “immorale”, di darlo alle fiamme. Sono passati decenni prima che la pellicola venisse progressivamente riabilitata, fino al riscatto definitivo, un anno e mezzo fa, con il ritorno al cinema. Made in Pontecagnano. Nel 2019, altri tempi e altre produzioni, davanti al Consiglio di Stato, suprema corte del diritto amministrativo, ci finisce un altro lungometraggio, “Transgression”. Un film “made in Pontecagnano”, visto che la società che lo produce, la “Imago Company”, ha sede proprio in città. E per difendere il proprio lavoro dal “v.m. 18”, il bollino che vieta la proiezione di certi film in presenza dei minori, la Imago ha mosso mari e monti, trascinando i tecnici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, quelli del bollino, prima davanti ai giudici del Tar del Lazio, poi perfino dinanzi alle toghe della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal salernitano Sergio De Felice.

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