La guerra fredda del Vallo di Diano

di Redazione

di Pasquale Sorrentino

Pare che in queste ore si stia montando una cortina, rigorosamente di ferro, al confine tra Sassano (residenza di uno dei contendenti) e Teggiano (lo stesso), forse addirittura verrà costruito un muro. Un muro di Merlino, ovvero che non si vede ma c’è anche se in molti, soprattutto politici e politicanti provvederanno a smentire la sua esistenza. Pare che questa cortina di ferro possa diventare l’emblema di una guerra fredda in atto da qualche settimana, corsa da mesi sotto le ceneri di una rivalità tra le due super potenze (politiche e spero mi passiate la metafora) del Vallo di Diano. Si formerà un Vallo di Diano est e uno ovest e il passaggio da una parte all’altra non sarà facile per nessuno.

Al caro lettore la libera scelta di pensare se si stia parlando di Usa e Urss, o semplicemente di disfida personale che sfocia nel pubblico. O forse che da pubblica si trasforma in privata. La guerra fredda è iniziata anni fa, ma mai era diventata così evidente. Palese e forse nociva. Il mondo nella Guerra Fredda originale tremava. In questo caso non trema nessuno, se non il Vallo di Diano che rischia di veder sfiorire un’opportunità nel nome del ritornello oramai stonato dell’individualismo. Ritornando alle origini della nostra di battaglia, non si deve risalire alla Seconda guerra mondiale, ma a semplici rapporti logori, sentimenti non celestiali conditi da pochi contatti tra i due-Ognuno pensava al proprio mondo.

Poi è arrivato il Parco (o forse qualche altro interesse condiviso o contrapposto), poi ancora gli occhi sull’ambiente – da una parte il Parco, dall’altra l’assessore al turismo. Due enti complementari, laddove ci fosse stato la volontà. E non c’è stata. Stiamo parlando, pare oramai ovvio, della guerra fredda tra Tommaso Pellegrino e Corrado Matera. Si badi bene, non si tratta di una guerra fredda di storica memoria tra due visioni contrapposte del mondo, di ideali e valori. Sono entrambi nello schieramento del centro sinistra, vicini (chi più, chi meno) a Vincenzo de Luca. Né tantomeno ci sono minacce nucleari sul destino dell’Umanità, al massimo qualche scaramuccia locale.

Ma della disfida tra Stati Uniti e l’Unione Sovietica qualcosa si trova anche in questa: la volontà di arrivare prima dell’altra “superpotenza”. Magari nella guerra fredda originale si correva per giungere per primi sulla luna, nella nostra, quella più spicciola, si corre per arrivare primo a Policastro o Polla (con tutto il rispetto) dopo un allagamento. E ancora. Anche in questa locale guerra fredda vengono assoldate spie, si dà spazio al controspionaggio, alla Cia contro il Kgb (in questo caso le spie sono un po’ meno romanzate e avventurose), si cerca di trovare qualche isola che insidi da vicino l’avversario, una Cuba per intenderci.

Potrebbe essere qualche dispetto elettorale. Anche nella “nostra” guerra fredda ci si basa su “stati satelliti” che sostengano un mondo o l’altro. Solo che in questo caso si chiamano sindaci. Infatti anche i sindaci del Vallo di Diano si stanno schierando con il Vallo di Diano est o con il Vallo di Diano ovest, con gli Stati Uniti o con l’Unione Sovietica, con Tommaso o Corrado. Lo si fa con comunicati, azioni, votazioni, apparizioni. Ma anche con il semplice like su Facebook (è pur sempre un mondo local e social).

Poi c’è anche in questo caso il maccartismo, la caccia alle streghe, il tentativo di scoprire se un proprio “amico” in realtà faccia il tifo per l’altro e viceversa. E, si teme, ci possa anche essere, come si come nella guerra Usa-Urss una sorta di censura. Non tanto, o almeno non solo, alla stampa (in pochi in realtà se ne occupano come se fosse un argomento che non incida sul territorio) bensì nell’idea di criticare questa lotta intestina. Una lotta che non serve a nulla, non serve al Vallo di Diano, non serve agli stati satelliti e non serve ai due contendenti. Una guerra che rischia di far diventare entrambi i nostri contendenti come l’Urss, ovvero ex.

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