La prima infermiera cilentana vaccinata a Roma: «Facciamolo tutti, può salvarci»

di Marianna Vallone

Rosa ha toccato con mano cosa vuol dire combattere il virus. Da marzo a settembre è stata in prima linea nel reparto Covid dell’Istituto Spallanzani. Nata e cresciuta a Torre Orsaia, nel Cilento, fino a quando gli studi e il lavoro l’hanno portata nella Capitale. Dal 19 gennaio 1994 è un’infermiera dello Spallanzani di Roma, infermiera vaccinatrice per la precisione. E’ una collega di Claudia Alivernini, per intenderci, la prima infermiera vaccinata in Italia. Rosa lo ha fatto il giorno dopo, lunedì 28 dicembre.

«Mi sono emozionata ed ho anche avuto un po’ paura. Ma è andato tutto bene, sto bene, ho solo il braccio indolenzito, ma è normale», racconta Rosa Speranza, 51 anni, cilentana di origini e romana di adozione, infermiera da trent’anni. Nella sua lunga carriera nell’istituto nazionale per le malattie infettive ha visto anche nascere l’HIV. «Ma non ho avuto paura di infettarmi come con il Covid», precisa la cilentana.

«Molti ancora non credono al vaccino, e questo spaventa. Ma certo che è vero, io stessa l’ho visto preparare, diluire. Come c’è chi crede che il covid non esista, invece purtroppo esiste e deve entrare in testa alla gente. Ho visto la disperazione e la solitudine, in questi mesi. Ho visto anziani e adulti morire da soli, è stato terribile. Se avesse colpito i nostri anziani nel Cilento sarebbe finita una generazione. Colpisce loro ma colpisce anche tanti giovani», dice Rosa, che tra 21 giorni dovrà prendere la seconda dose di vaccino «poi dopo una settimana dovrei essere immune al 95%».

Avere paura è normale, spiega. «Bisogna vaccinarsi, ci sta avere paura, è qualcosa che non conosciamo, ma il vaccino può salvarci tutti. Facciamolo tutti!».

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