Le peripezie dell’intervista fissa ai sindaci, quello di Vallo: «Non mi date fiducia? E io non rispondo». Voto: non classificato

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di Maurizio Troccoli

Chi ha conosciuto le camere oscure dove venivano sviluppate le pellicole, in bianco e nero, potrà capire cosa significhi essere a metà fase dello sviluppo. Là dove i contorni, anche se sbiaditi, iniziano a delinearsi. Così l’iniziativa dell’intervista fissa ai sindaci del Cilento ha iniziato a restituire un’immagine, una fotografia, dalle tinte ancora fosche, della classe dirigente del nostro territorio. Viste le sue note premesse, le aspettative non potevano essere troppo lontane dai chiaroscuri che emergono dall’immagine. Tuttavia, quando si sviluppava nella camera oscura, a metà fase, si stringeva la lingua tra i denti perché, anche se le ombre trattenevano spazio alla luce, si continuava a sperare che, alla fine, una fotografia accettabile potesse venir fuori. Così che neppure uno scatto di rullino si fosse sprecato. 

E’ quanto accade ai cilentani che seguono l’iniziativa dell’intervista fissa ai sindaci del Cilento, in questo sali scendi di picchi, dove la via di mezzo è sempre introvabile, mentre gli eccessi segnano il cammino. E’ più semplice, infatti, trovare, da queste parti, un sindaco che non risponde a un giornalista, scimmiottando magari le domande senza averle, probabilmente, neppure lette, oppure avvitandosi nell’esercizio del processo alle intenzioni, che un sindaco che risponda. Insomma un altro culmine, un altro picco, un’altra vetta è stata raggiunta. Visto che Aloia giustifica il suo rifiuto con il convincimento che le sue risposte sarebbero state «girate e voltate», «strumentalizzate».

Culmine, non soltanto per il fatto che parliamo di uno dei sindaci più importanti del Cilento, quello di Vallo della Lucania, comunemente percepito come il capoluogo simbolico di questo territorio. Culmine perché ad Aloia non andrebbe spiegato che l’intervista inviata è scritta. E scritta sarebbe ritornata alla redazione che avrebbe dovuto pubblicarla nella sua integrità. Come accaduto con tutti gli altri sindaci. E, come da modello scelto, proprio per evitare simili accuse o – in questo caso sì – strumentalizzazioni. 

Caro sindaco Aloia chi le scrive è navigato almeno quanto lei per non lasciarsi più sorprendere da certi comportamenti di chi la politica la interpreta un po’ come le ‘fettuccine fatte in casa’.  Buone perché fatte a mano, anche se sbrodolose o rammollite. Raggiungere certi livelli di personificazione del ruolo pubblico, per quanto sia caratteristica del luogo, è tuttavia fuori dal comune per chi ha passione civile. Premessa per cui non la si dovrebbe buttare sul personale, ma stare al proprio ruolo.

Le racconto questa: mi è capitato lo scorso gennaio di visitare la sua cittadina, Vallo della Lucania, e l’ospedale a causa di un problema di salute a un mio familiare. A parte la gentilezza di alcuni operatori, l’ospedale l’ho trovato, inadeguato ai tempi e alle sfide dei nuovi modelli sanitari che puntano a umanizzazione, servizi veloci ed efficienti, ridotti tempi di ospedalizzazione e informatizzazione per quanto riguarda le cartelle cliniche, prenotazione analisi e quant’altro. Il libero giudizio mi impone di riconoscerle, invece, un lavoro coraggioso sul suo centro storico. Contrariamente a quanto mi è stato raccontato anche da chi mi è prossimo, ho avuto modo di vivere l’esperienza di una piacevole passeggiata al centro di Vallo, chiuso al traffico, in una notte di gennaio. Ho avvertito un sentimento di apprezzamento per la visione e il coraggio. 

Si ricasca, purtroppo, precipitevolissimevolmente, dalle vette della piacevolezza agli abissi dello scoramento, quando lo stesso sindaco risponde: «Voi non mi date fiducia e io non rispondo». Vede Aloia dare conto ai cittadini del proprio operato attraverso la mediazione di un giornalista, come deterrente alla propaganda,  è un dono di una non recentissima tradizione democratica. Tradotto significa che Toni Aloia è liberissimo di non avere rapporti, non passeggiare, non salutare e non prendere un caffè con Maurizio Troccoli o con Francesco Chirico ma, il sindaco di Vallo, dovrebbe parlare con i giornalisti, i giornali – aggiungo: liberi -, del posto. E questo senza che in cambio sia chiesta fiducia. Il rapporto delle istituzioni con la libera stampa non è un gioco del dare e avere. Una intervista non deve somigliare a una elemosina. 

Ora, le accuse di strumentalizzazione, appaiono un po’ come chi tira la pietra sopra la propria testa. Tuttavia il merito delle domande le riproponiamo qui di seguito. Magari le leggerà e, ci auguriamo, le criticherà. Chissà, nel merito, come fanno i lettori di questo giornale che, conoscendole a memoria ormai, in più occasioni hanno civilmente apprezzato di conoscere il pensiero e l’impegno del loro primo cittadino a riguardo. Giudicandolo. Ci pensi. E magari sfidi questo giornale proprio rispetto a quanto ha manifestato di temere. 

Il giudizio è: non classificato. Ecco come sono andate le cose.

di Francesco Chirico

Mercoledì 23 dicembre il sindaco Toni Aloia, a margine di una riunione, è stato avvicinato da questa testata per proporre l’intervista fissa, che sta raggiungendo tutti i sindaci del Cilento. «Va bene – risponde -, manda, vediamo un pochino che cosa riesco a fare». E’ il 26 dicembre quando le domande vengono spedite all’indirizzo e-mail indicato da Aloia. Allo scadere dei 10 giorni che, per prassi vengono concessi a tutti, il sindaco di Vallo viene ricontattato per capire se ha bisogno di ulteriori giorni per inviare le risposte. Ma il cellulare del primo cittadino suona a vuoto.

Passano altri giorni e altre telefonare, tutte senza risposta. E’ l’11 gennaio quando il giornaledelcilento invia un messaggio al sindaco: «Sindaco volevamo sapere se ha avuto modo di vedere la mail con l’intervista inviata e se necessita di più tempo. Ci faccia sapere». Al messaggio, non fa seguito alcuna risposta. Passano altri due giorni ed il 13 gennaio il giornalista incrocia il sindaco mentre esce dall’ospedale San Luca, luogo dove lavora, sollecitandolo. E lui: «Non ho visto le domande però io non rispondo a queste interviste, tu lo sai come la penso». Il giornalista gli ricorda che non si tratta di una semplice intervista e che se ne prende visione si accorge che non ha scopi polemici. 

Trascorrono altri giorni e dell’intervista nessuna traccia. Ancora una telefonata al sindaco, ma questa volta a casa di Toni Aloia. Sono da poco passate le 20, il telefono squilla ma risponde una donna che infita a richiamare in serata intorno alle 22, quando il sindaco sarebbe rientrato. Alle 22.15 il telefono di casa suona di nuovo, a rispondere questa volta è il sindaco. «La chiamavo per quell’intervista», dice il cronista. E Aloia: «Si vabbè, ripeto, potete pubblicare vuota l’intervista non è un problema. A me non interessa fare questa intervista, te lo ripeto per l’ennesima volta. Io lavoro per il bene di questa comunità, che vengano poi strumentalizzate le cose, girate e voltate come volete voi». Il giornalista: «Guardi da parte mia non c’è la volontà di strumentalizzare nulla». Il sindaco: «Non è che io sono contro il giornale del Cilento, a me non mi date fiducia quindi non mi va di rispondere. Non che non posso rispondere, ma non mi va proprio di rispondere a delle domande che poi vengono utilizzate, girate, voltate come volete voi». «Fate come volete, non ti preoccupare».

Ecco l’intervista a cui il sindaco di Vallo non ha risposto

Gentile sindaco, le chiediamo di rispondere a questa intervista che il giornaledelcilento ha sottoposto ad altri sindaci del territorio cilentano con le stesse domande. Quelle che, ad avviso di questo giornale, fanno di una amministrazione un esempio di gestione giusta, consapevole e moderna del bene pubblico. Tenuto conto che le risposte che lei gentilmente, siamo fiduciosi, ci darà, saranno lette e sottoposte quindi a verifica dei suoi cittadini che leggono questo quotidiano e lo commentano, la preghiamo di essere quanto più preciso possibile, esprimendo metri, dati, iniziative e luoghi precisi. Per dovere di informazione a cui dobbiamo giocoforza sottostare, è fatto d’obbligo per noi informarla che dopo dieci giorni dall’invio di questa intervista (tempo considerato congruo rispetto all’importanza che assume e agli impegni di un sindaco), in caso di mancata risposta, pubblicheremo le domande che le abbiamo sottoposto, purtroppo, senza che i suoi cittadini possano conoscere le informazioni che le abbiamo chiesto, a differenza di quei cittadini che invece vedranno il proprio sindaco disponibile a informarli. Se necessita di qualche giorno in più per motivi di ferie o altro la preghiamo di scriverci nella mail indicando la data entro cui ci darà le risposte scritte. Grazie. Ecco l’intervista.

Quante parti di area verde, intesa come parchi, giardini o altro, nel senso proprio di chilometri quadrati, ci sono nel suo comune in rapporto al resto del territorio comunale?

A quando risale l’ultimo censimento verde (conteggio di metri quadri di verde pubblico, staccionate, tipologie di alberi, piante varie e servizi offerti all’interno di queste aree)? E cosa dice, in sintesi, il censimento?

Di quante persone è composto la squadra di tecnici del verde e della manutenzione del Comune? Quante volte al mese viene tagliata l’erba del bordo strada e quella di giardini, parchi e aiuole?

In questo momento quanta parte di staccionata è integra lungo tutto il territorio comunale e quanta parte richiede di essere aggiustata? Quando sarà compiuto l’intervento?

Sindaco quanta parte della sua giornata dedica a passeggiare a piedi o andare in bici tra i vicoli, le strade e le campagne del suo territorio? Con quale mezzo raggiunge la sede del Comune? Quali e quanti sono gli angoli di degrado, i segni di incuria, che rileva allo sguardo ogni giorno mentre cammina? A chi li segnala? Quanti di questi risolve settimanalmente?

Sindaco di quanto è diventato più bello il suo paese e i paesi del suo comune da quando amministra lei? Cosa è possibile apprezzare come segno di cura, rigore e manutenzione del suo territorio?

A che punto è la differenziata e come è riuscito a tradurla in incasso economico per il suo Comune? Di quanto?

Il suo territorio prevede un piano del colore per le strutture e case? Se no, di quanti colori si compongono le facciate e gli infissi delle abitazioni e delle strutture del suo paese? Qual’è il grado di tolleranza della sua amministrazione? Quante strutture non hanno neanche l’intonaco ma si vedono mattoni forati, cemento e tondini di ferro arrugginiti? Su quante di queste è già intervenuto?

Quante campagne che compongono il paesaggio del suo territorio comunale sono curate e messe in cultura? Quante invece sono abbandonate? In quanta parte di questa si lascia crescere indisturbata ogni forma di erbaccia? In quante di queste insistono vecchi capanni, o parcheggi o ricettacoli di materiali in disuso e ogni forma di utensile, attrezzature e altro tali da farle apparire come segni evidenti di degrado e incuria se non persino come discariche a cielo aperto? Li ha mappati? Quanto tempo offre in media ai proprietari per il ripristino dei luoghi e in quanto tempo interviene lei invece con denuncia per danno paesaggistico e ambientale o con iniziative in collaborazione con privati per ripristino?

Che tipo di iniziative esistono nel suo comune per l’auto-organizzazione della cura e della manutenzione dei quartieri e delle aree da parte dei cittadini? Con quali risultati?

Lei è di quei sindaci che credono che per fare le cose perbene occorrono soldi e finanziamenti oppure è tra quelli che sostengono che senza soldi e finanziamenti si possono fare moltissime cose e trasformare un paese? Se la risposta è la seconda, quante opere ha realizzato senza finanziamenti e soldi ma con la sua creatività e il protagonismo della gente? E quali?

Quante opere e iniziative portano la firma unitaria di maggioranza e opposizione perchè, a prescindere dalle resistenze della sua opposizione, lei è riuscito comunque a renderla protagonista?

Quanta energia si autogenera nel suo Comune grazie alle sue opere, qual’è il risparmio di energia nelle casse del Comune attualmente grazie ai suoi interventi?

Quanti edifici scolastici e asili è riuscito ad accorpare nel suo comune e di quanto è migliorato il servizio di trasporto scolastico dei bus che accompagnano i ragazzi delle varie frazioni negli edifici scolastici che ha accorpato?

Come funziona l’energia e la manutenzione di aree verdi, palestre, aule, nei suoi istituti scolastici e asili? Ci sono doppi vetri, coibentazioni e impianti di energia ecosostenibile e a risparmio energetico?

Quanta parte del centro abitato è, tutto l’anno, area pedonale e pavimentata? La pavimentazione è integra o presenta buche e segni di incuria? In quanta parte? Con quali tempi di intervento?

Il bitume, il catrame, quando viene rinnovato sulle strade prevede il taglio rettangolare e preciso di quello vecchio per la sostituzione regolare e geometrica, oppure viene collocato a chiazze, con sbavature sui margini e segnaletica orizzontale non precisa?

Come valuta il sito internet del suo Comune? Quanta parte delle informazioni pubbliche vengono rese disponibili? Quanto tempo impiegano i consiglieri di opposizione e qualunque cittadino del suo Comune ad avere accesso a qualsiasi atto di cui fanno richiesta? Quanto personale dipendente del Comune è addetto all’aggiornamento quotidiano del sito internet? Quanti contenuti ogni giorno vengono inseriti e di che natura? Quanta parte della burocrazia si svolge on line rispetto a quella che prevede la presenza del richiedente nella sede del Comune?

Che voto si darebbe, in sincerità, per la sensibilità che avverte su questi temi e per i risultati che ha ottenuto? E che voto darebbe poi, in sincerità alla sua popolazione per la stessa ragione? Che voto, infine, crede che i suoi cittadini le danno su questi temi?


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