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Vallo della Lucania, merita di più “atto secondo2”

di Domenico Nicoletti

 

 

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo la seconda lettera di Domenico Nicoletti:

Sono contento che la lettera di Natale per Vallo abbia sortito degli effetti, sul piano dello stimolo e del dibattito, soprattutto da parte di chi ha saputo interpretarne lo spirito e il senso.
Personalmente , devo subito precisare che alla base della riflessione sulla nostra città, non vi è alcun interesse personale, ma con mia grande meraviglia solo quanto è avvenuto: la partecipata adesione e lo stimolo per i vallesi  ad un responsabile  dibattito sulle cose positive e negative avvenute in questi anni nella nostra comunità, per fare sempre meglio e di più come Vallo merita.
Difatti è parso evidente ai vallesi che hanno condiviso la mia riflessione,  che Vallo della Lucania è da troppi anni in una fase di stagnazione e la pietra gettata nello stagno potrà allargare i suoi cerchi o rimanere nel fondo senza sortire effetti: tutto  questo è  lasciato ai vallesi come me che credono nel dialogo,  nella proposta e soprattutto nel senso di responsabilità che ognuno di noi deve avere nei confronti della propria comunità. Per questo continuerò a dare,  per quanto mi è possibile, maggiore chiarezza al contenuto della mia nota natalizia al fine di rendere sempre più evidente  ai vallesi che nemmeno l’ombra di un personale interesse,  possa intaccare l’amore per la nostra città;  e come potrebbe essere,  visto che io e la mia famiglia, non abbiamo interessi a Vallo ma abbiamo scelto di viverci, pur lavorando da molto tempo altrove.
Quando dico che Vallo non ha una fisionomia estetica di qualità, lo dico  per il troppo amore per la nostra città che sicuramente dopo la fase  tumultuosa ed incontrollata della crescita edilizia, meritava di avere più dignità urbanistica al suo contesto con una riconfigurazione “urbana” degna di una vera città, ma si è adeguata alla speculazione edilizia cresciuta senza criterio (e parlo di pianificazione delle infrastrutture di base come di quelle etiche per la crescita umana e culturale della città).
Ma erano altri tempi e toccava a quanti negli anni si sono susseguiti alla guida della città, riconfigurare una pianificazione organica e coerente ai caratteri propri della città. 
Di fatto l’estetica a Vallo è un “opzional” a seconda del  “costruttore”  e/o del “tecnico” del momento, così come l’ ”architettura” e l’ “urbanistica” hanno seguito la cultura dominante, senza una programmazione,  che tenesse conto dei suoi valori che dovevano guidare  il processo di crescita armonico  della “nuova” città in termini di modello e strumento.
Un  adeguato piano del colore con una programmazione che rispettasse le caratteristiche e tipologie-costruttive ed estetico-percettive proprie della città, che invece ha continuato stancamente a perpetuare quell’approssimazione senza guida,  dal mancato rispetto delle antiche strade, ai colori dei palazzi, dei vicoli e delle piazze.
Su questi argomenti Vallo merita di più,  in un dibattito serrato e innovativo che faccia della “partecipazione” un argomento concreto e non solo enunciato.

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