Lettera aperta a Marina di Camerota

di Redazione

Caro gruppo, chi scrive é Antonio Stefani dal Brasile (Toto per gli antichi amici), vostro concittadino. Vi ho incrociati con piacere su Facebook.

L’argomento Marina di Camerota mi interessa da sempre, probabilmente dalla nascita, e certamente si potrebbe scrivere un libro per elencare i tanti problemi affrontati e da affrontare per aiutare il nostro paese.

Chi come me ha lasciato l’Italia spinto degli ideali e per soddisfare il desiderio di attuare, riuscire a fare, nel mio specifico costruire e partecipare nel campo della Cultura, soffre molto al rientro, incontrando spesso lo stato di abbandono del nostro paese, con il solito deplorevole ed inconcepibile pressappochismo e la costante precaria confusione per mancanza di responsabilitá definite e/o di soldi.

Dicono che i principali amanti del próprio paese siano próprio gli “emigranti“ perché ne sentono il costante amore per la lontananza, e forse é cosí ed é anche un pó come con i figli, chi é vicino non si accorge ma chi li vede ogni tanto vede tutti i loro cambiamenti buoni e cattivi.

Io sono in brasile da piú 20 anni e sono giá stati piú di 20 i miei ritorni a Marina.

Purtroppo il piú delle volte l´ho vista peggiorare, fino all’ultima estate, dove per la prima volta io, próprio io, non avevo piú voglia di ritornarci, e non sapete cosa significhi questo per chi ama ed há amato sempre i nostri luoghi, scoglio per scoglio, persona per persona, come puó fare solo chi sta distante daí propri lidi e dalla própria famiglia.

Ho analizzato questa sensazione e l’ho discussa una sera con degli amici próprio lí a Marina e  dissi che tempo fá avremmo paragonato Marina ad um’amante, pronta a darti bellezza e piacere, usata ma in qualche modo amata. Oggi nó, oggi sembra piú una povera mercenária, sfruttata in tutto e per tutto,  abbandonata a se stessa senza nessun rispetto e nessun amore.

Ho capito che di anno in anno Marina é svanita, non solo la Nostra Marina física, ma principalmente quella "spirituale", quella magia intima che tutti trovavamo in questo luogo, che conosciamo da sempre, amiamo, ma difendiamo molto poco.

Di anno in anno “l’Anima” di Marina si é spenta, lottizzata dagli “stranieri”, bruciata sul rogo del guadagno a tutti i costi. L’Anima di Marina si é persa, si é confusa nel caos del porto e delle spiaggie tra la massa di “bagnanti”, ripeto bagnanti, ed é forse per questo che io per la prima volta non l’ho piú sentita, avevo ritrovato um paese ma non l’anima del mio paese, quella con la quale tutti siamo cresciuti e che ci ha spesso fatto felici e uniti.

In effetti l’attuale situazione é molto triste e complicata. Voglio dire che: un paese che comprende il rispetto di sé, della própria cultura e storia, del passato, e lo difende e lo integra lo rende attuale lo mantiene e lo accresce, crea e coltiva la própria “Anima“ ne fá oggetto perfino della sua fortuna turística. L’anima non si mercifica o muore. A Marina ció non si é compreso.

Conosciamo tutti le principali cause dei nosti tanti problemi, ad esempio il non “riconoscere o voler riconoscere” la vera vocazione turisticha e pianificarne i veri obiettivi, l’aumento incessante e non contrastato della massa di “bagnanti“, la dipendenza dell’economia locale prevalentemente dalla locazione di appartamenti a famiglie composte spesso da molti individui con pochi soldi, che non migliorano l’economia ma solo usano i sevizi, sporcando (mare e terra) e spesso senza una seppur minima educazione civica, urbana  e quantomeno “turistica”.

In definitiva possiamo dire che tutta la straordinaria bellezza di coste, che avevamo ed abbiamo unica da un punto di vista ambientale e paesaggistico, e, questa nostra terra cosí ricca di mare, monti, gente e cultura, questa immane ricchezza, che sarebbe il punto di forza di un turismo piú importante, piú ricco ed anche meno numeroso, è vanificato, perché rivolta a una moltitudine di bagnanti, villeggianti non turisti, con interessi diversi sia per educazione sia per cultura, sia per mancanza di soldi.

Non volendo essere duro ma realista in questo caos, usando una immagine, abbiamo praticamente buttato le perle ai maiali.

Chi si ricorda Marina degli anni 60 (i miei antichi amici) si deve ricordare l’atmosfera che si respirava allora, Marina meta di turismo di elite, attori e mediterranee, atmosfera precedente a quelle scelte che purtroppo ancora oggi ancora pesano sul nostro sviluppo.

Attualmente nulla é stato fatto. Si é accettato e optato per il massimo di gente in poco spazio con il conseguente collasso di tutte le infrastrutture, giá precarie o inesistenti.

È risaputo che la quantitá é nemica della qualitá, perció credo che bisognerebbe rivedere prima di tutto il tipo di turismo di massa che affligge la nostra area troppo vicina purtroppo a centri urbani popolosi con una economia precaria e con un entroterra difficile.

Bisogna tentare di quantificare il volume necessario del “BUON” turismo che mantenga l’economia locale (quasi autosostenibile), richiamare la funzione e l’appoggio totale dell’amministrazione su tali problemi, mobilitare la classe degli esercenti, gli impresari, i lavoratori del settore turistico perché attuino in un piano globale (questo é il difficile) per migliorare próprio alla base “il tipo” di turismo.

Bisogna capire e far capire che la diminuzione del numero non deve per forza significare una diminuzione economica, (anzi), ma solo una miglior distribuzione dei valori e dei servizi con l’obbiettivo di una maggiore crescita futura.

Molte cose qui scitte le conosciamo da tempo, spero peró che oggi finalmente, dico finalmente, sia arrivata l’ora di adottarne i principi che, come ho voluto solo ricordare, erano giá definiti e indicati dalla vocazione strutturale del nostro territorio e del nostro paese sin dall’ínizio dei tempi.

Marina dovrebbe essere sempre stata meta di un turismo alla Capri, alla Taormina, per non andar distante. Non alla Riccione, non abbiamo spazi per tanta gente né servizi o cultura turistica per quel turismo cosi organizzato e che poi in realtá non é detto sia il migliore.

Di antidoti, di bacchette magiche non ce ne sono, oggi c’é bisogno di molta buona volontá, di ideali, di obiettivi definiti, di idee reali e principalmente di unione “superpartis” e di tanto tanto lavoro.

Saró un idealista ma credo che forse ció che piú di tutto oggi ci è venuto a mancare é il ..IL SOGNO!… tanto importante per noi negli anni 60. Quel sogno che abbiamo respirato in tutti i modi, culture e paesi, certamente goliardico, giovane, ma sicuramente ricco di speranze.

Si dice che l’uomo piú povero é quello che non há sogni e da noi specie al sud il sogno é stato soffocato. Soffocato dalle speranze mai realizzate e da decenni di desideri frustrati, dai valori sbagliati e competitivi su cui la nostra societá moderna si fonda.

Bisogna farlo rinascere questo ‘sogno’, alimentarlo, perché il nostro paese, e specie i giovani, hanno necessitá vitale di ideali e di sogni in cui credere. Sogni che peró diventino finalmente realtá. SOGNI DA POTER REALIZZARE. Sogni che consentano di produrre per migliorare realmente la nostra terra.

Infine vorrei aggiugere…

Io credo nell’intesa di tutti e tra tutti, specie se basata sulla sana, utile e in questo momento essenziale saggezza di riconoscere le cose buone fatte e le buone idee antiche e attuali, ricordandoci anche degli errori fatti per tentare di non commetterli nuovamente.

Credo che oggi sia importantíssimo collaborare tutti per il bene comune e della nostra Marina di Camerota, offrire tutti le nostre diverse esperienze e idee perché possano aiutare, lo dico per esperienza propria visto che qui in Brasile sia come Architetto che come Addetto Culturale d’Italia per la regione di San Paolo, in tutti questi anni ho fatto qualcosa e spesso egregiamente anche su temi simili, sempre fortificando all’etero la nostra immagine di illustri Italiani.

Da lontano vi osservo, vi leggo, non vi dimentico e non dimentico nemmeno una Marina cosí tribolata.

Oggi ho scritto un bel po’ (forse molto???) ma in effetti ci sono molte cose da dire e ancor di piú da fare.

Spero comunque che questo mio “sfogo” venga letto, compreso e se possibile condiviso perché é dettato principalmente  dall’amore per la nostra Marina.

Fino ad oggi  parole ne abbiamo dette e principalmente ascoltate tante. Ora c’é bisogno di fatti ed é per questo che dobbiamo lavorare.

Datemi notizie, un abbraccio a tutti, in bocca al lupo e ciao.


                                                                                        Antonio Stefani

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