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L’ospedale di Polla orfano. C’è bisogno della nomina del nuovo direttore sanitario

di Pasquale Sorrentino

Può un ospedale essere orfano? Quello di Polla, da un certo punto di vista lo è. Da oltre un mese il direttore sanitario, Luigi Mandia, è stato traferito alla struttura di Rio Nero, in Basilicata. Tra burocrazie, bracci di ferro politici, mancata organizzazione e programmazione, il nuovo direttore sanitario non è stato ancora nominato. Poteva essere, anche se pro tempore, Di Filippo, direttore di Oliveto Citra. Il dirigente prossimo alla pensione però non è stato nominato. Per ora. Così come nessun altro. Ci sono delle reggenze, dei tentativi di portare avanti almeno l’ordinario, ma i problemi si sovrappongono e non calano di certo. La politica, consiglieri regionali e amministratori locali, provano a lavorare per il nosocomio. Ricordiamo che un infermiere dell’ospedale “Luigi Curto”, nonché primo cittadino, è diventato presidente della conferenza dei sindaci per l’Asl. Si tratta di Michele di Candia. Di certo per ragioni politiche e anche professionali avrà e ha a cuore le sorti del nosocomio, tuttavia c’è chi – nella politica ci sono anche avversari – ha sottolineato un possibile conflitto d’interessi. E comunque pur in presenza di un politico all’interno, è un dirigente che serve. Perché, ad esempio, se il reparto di Medicina, con poco meno di 20 posti letto ancora non riapre, nonostante il reparto Covid sia stato chiuso da due mesi, il problema è di direzione. Di guida. Di decisione e di imporre ordini. Ritinteggiato e sanificato più volte ancora non ha trovato la sua apertura. Creando un congestionamento nei ricoveri e una problematica – da quanto ci risulta – anche al lavoro del Pronto soccorso. L’apertura potrebbe e dovrebbe esserci a breve. Altro aspetto, da tenere sotto attenzione, è che molti amministratori valdianesi lavorano nella struttura pollese. Tra sindaci (3), assessore, consiglieri ed ex consiglieri, sono circa una decina gli amministratori locali che operano nel “Luigi Curto”. Una guida esterna e al di sopra delle parti appare fondamentale per dirigere eventuali flussi politici o localistici. Evitare, cioè, che suonino diverse campane, ma solo una: quella di sostenere il paziente. Sono ancora troppe le mancanze dell’ospedale. Mancano medici e infermieri, e pure quando ci sono forse non vengono distribuiti nei modo opportuni. Manca una postazione per le terapie oncologiche, la psichiatria di 24 ore è una promessa volata via. Anche diversi sindacati sembrano puntare le attenzioni solo verso alcune problematiche dimenticandone altre. Insomma la presenza di un faro, di un decisionista, di una persona che sappia far coincidere interessi sanitari e pubblici, arginando quelli privati, è quanto meno auspicabile. Per non dire vitale.

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