Gero Grassi a Sapri, un incontro alla ricerca della verità sul caso Aldo Moro

Domai mattina, lunedì 24 ottobre, alle ore 10.30, nell’auditorium  di Sapri, si terrà un incontro pubblico con Gero Grassi, promotore della legge istitutiva della commissione d’inchiesta sulla strage di Via Fani e sull’omicidio di Aldo Moro. Grassi è il vicepresidente del gruppo deputati Pd alla Camera e componente della Commissione di inchiesta sulla morte di Aldo Moro, da circa due anni, gira l’Italia per parlare di Aldo Moro e scoprire la verità sul rapimento e l’omicidio. L’onorevole Grassi ha fatto di questa storia quasi un centro della sua attività politica e forse anche della sua vita stessa con pubblicazioni e convegni in giro per tutta l’Italia. 38 anni è un tempo più che ragionevole da quel 16 Marzo ’78, giorno del rapimento di Moro, e dal 9 Maggio ’78, giorno dell’omicidio e ritrovamento del cadavere del presidente Dc. E se, per l’opinione pubblica, mandanti e mandatari sono pressoché ipotizzabili e restare sul tema è un po’ come affondare nel melmoso terreno del passato, in egual modo non la pensa Grassi che vive il suo impegno parlamentare come una responsabilità, fosse anche personale, alla verità. 

 

La storia del Caso Moro La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l’auto che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione alla Camera dei deputati fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse. In pochi secondi, sparando con armi automatiche, i brigatisti rossi uccisero i due carabinieri a bordo dell’auto di Moro (Oreste Leonardi e Domenico Ricci), i tre poliziotti che viaggiavano sull’auto di scorta (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto ‘tribunale del popolo’ istituito dalle Brigate Rosse e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso. Il suo cadavere fu ritrovato a Roma il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure, a poca distanza dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.

Alcuni punti della dinamica che non tornano a Grassi In una recente dichiarazione, rilasciata alla stampa, Grassi mise a fuoco degli aspetti della vicenda che gli appaiano poco credibili. Dopo anni di studi, di indagini e di ricerche Grassi appare quasi sicuro che molte parti della storia riguardante il rapimento e l’omicidio Moro siano da riscrivere, da rivalutare. «Sul caso ci sono ben 4 milioni e mezzo di pagine processuali e delle diverse Commissioni che se ne sono occupate – ha spiegato Grassi – e oggi sappiamo che sul luogo del rapimento non c’erano solo i terroristi delle Brigate Rosse ma anche altre persone. Lo sappiamo dopo aver indagato, ad esempio, sul Bar Olivetti, che sorgeva alle spalle della siepe di via Fani da cui i terroristi avrebbero sparato, e di cui mai nessuno si era occupato prima. Anche le circostanze dell’esecuzione – continua –  sono totalmente diverse da come gli esecutori le hanno raccontate, così come è accertato che Aldo Moro non sia morto subito, secondo analisi fatte oggi con moderni strumenti di rilevazione dai Ris dei Carabinieri. Dobbiamo ricostruire oggi la verità come debito che abbiamo verso le future generazioni. Siamo ormai all’80% della verità e stiamo per ricostruire anche il 20% che manca: ad esempio – aggiunge in conclusione –  Moro non è mai stato nella prigione di via Montalcini a Roma, e non è stato ucciso nel bagagliaio della Renault 4, secondo le nuove perizie balistiche». 

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