Cilento: Serie A o serie B?

di Lucia Cariello

Quando un’intera provincia urla per essere ascoltata, quando il disagio e la disperazione prendono il sopravvento sulla speranza ma soprattutto quando i pur giusti e giustificati appelli televisivi e non per simili calamità invadono letteralmente il nostro essere ci portano inevitabilmente a chiederci quanto la nostra realtà il nostro benessere la nostra stessa vita conti nei cosiddetti piani alti. Mi direte: “è stato indetto lo stato di calamità” è vero nulla da eccepire ma la presenza l’essere realmente “sul campo” di quanti si professano disposti a tutto pur di aiutare l’altro pur di agevolarne i disagi risulta alquanto carente.

Non sfuggono agli occhi di alcuno i risultati di un autentico cataclisma che, al pari di una collera divina, si è abbattuta sulla nostra provincia, ferendola, ledendone dignità, energia, forza vitale: “Chi mai potrà ridare onore ad una terra tanto colpita nell’anima e nel corpo, chi mai riuscirà a compiere l’autentico miracolo di risanarne le ferite?” Ovviamente il modo migliore è far toccare con mano il vissuto, parlare, parlare e ancora parlare, documentare in modo attento e puntuale l’accaduto, rendere evidenti i decenni di incuria e di abbandono di terre tanto splendide quanto ignorate, ma un silenzio assordante assale le voci che contano, quelle voci, specchio del popolo tacciono oppure come una sorta di pari opportunità parlano per pura convenienza politica e/o giornalistica. La speranza anzi, l’augurio è che al più presto si riesca a risalire la china mostrare a tutti il cuore e l’anima di un popolo oramai stanco di anni di indifferenza o malcurata presenza e gridare al mondo ci sono anch’io.

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