Mamma coraggio commuove tutti: «Al centro Juventus mio figlio ha imparato a combattere»

Il centro Juventus di Vibonati è da sempre un punto di riferimento nel campo della riabilitazione fisica e psichica del golfo di Policastro. Nella struttura da anni si incrociano vite, dolore e gioia, e tantissime storie si intrecciano e commuovono. Come quella di Anna Maria, una delle tante voci di mamme che frequentano il centro. E’ sempre accanto a suo figlio, per assicurargli la possibilità di comunicare e scoprire il mondo. Tante le testimonianze toccanti che meriterebbero di essere raccontate, alcune restano nel silenzio delle mura di casa o nelle stanze del cuore piene di dolore. Lei, la nostra super mamma, ha voluto raccontarcela.

Quando, chi scrive, ha letto le parole di Anna Maria, i ricordi di 20 anni fa si sono fatti strada nella mente, quando la struttura era ancora nella frazione a mare. Giandomenico, Gloria, i loro sorrisi, la loro energia contagiosa, era una finestra aperta su un mondo che sembrava non avesse ostacoli. Anche se ce li aveva. La storia di Anna Maria va narrata per ribadire l’importanza dell’istituto Juventus, minacciato ancora una volta da chiusura. Ma il suo racconto sarà anche di supporto ai tanti genitori che spesso si trovano ad avere a che fare con dinamiche che all’inizio sembrano insuperabili. Come la disabilità di un figlio. 

In poche righe, con qualche frammento, c’è la sua esistenza e quella del suo piccolo di 5 anni, colpito a pochi mesi da una meningite batterica. Anna Maria ci racconta quello che succede dietro le quinte di una una quotidianità fatta di prime volte, di piccoli traguardi raggiunti, sorrisi e sconfitte. «Mio figlio ha 5 anni ed è un bimbo bellissimo, attivo, e allegro. Come la maggior parte dei bimbi del centro ha voglia di scoprire il mondo e di comunicare con esso. – spiega al nostro giornale – Da quando ha iniziato le terapia, anche grazie al rapporto che ha instaurato con le sue terapiste, abbiamo avuto molte prime volte: la prima volta che ha detto mamma, la prima volta che ha detto papà, la prima volta che ha tirato un calcio ad un pallone. Quello che per altri bimbi sono cose normali per noi sono battaglie vinte, sono traguardi raggiunti». 

Il centro dovrebbe chiudere il 30 settembre, per loro si prospettano più di cento chilometri al giorno per raggiungere l’istituto più vicino. «Sto vivendo fasi in cui la rabbia per lui e per gli altri bimbi prende il sopravvento, poi però lo guardo, vedo la sua forza, il suo coraggio, la sua volontà, la sua voglia di farcela e divento una guerriera, lo siamo diventate tutte ormai». Spiega che «da un anno ormai stiamo lottando, non abbiamo mai abbassato la guardia, non abbiamo mai smesso di chiedere, siamo cresciute tanto ed abbiamo imparato a lottare anche contro i muri di gomma se necessario, perché i nostri figli meritano questo, i nostri figli non sono numeri i nostri figli vivono, respirano giocano,  sono la nostra forza». «Se vedessi la gioia nei loro occhi quando si stupiscono di riuscire a fare qualcosa a loro impossibile, se vedessi i loro sguardi, se vedessi i progressi. Mi chiedo perché noi dobbiamo combattere due volte: una prima contro i suoi limiti, la seconda contro un sistema che vuole a tutti i costi tutti i suoi sforzi» «Siamo tutte stanche – conclude la nostra mamma – ma tutti devono sapere che non ci fermeremo, lo dobbiamo a noi stesse e ai nostri figli». 

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