Meeting del Mare, non solo musica ma racconti di “diversità”

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di Giangaetano Petrillo

Il Meeting del Mare non è solo musica. O meglio, potremmo dire che la musica che ascoltiamo durante la tre giorni dell’evento non è sempre la stessa. È un enorme contenitore che nel corso delle sue edizioni ha metaforicamente concepito forme artistiche trasversali che hanno catturato l’attenzione e il trasporto del pubblico, che da 24 anni non tradisce questo caleidoscopico appuntamento. Il Meeting cerca di raccontarsi, esattamente, come una nuova creatura che si presente al mondo, in un modo del tutto differente. Attraverso gli altri. Gli occhi e i volti dei giovani che anno dopo anno hanno partecipato all’evento. Occhi e volti differenti, per provenienza e cultura, per estrazione sociale e per inclinazioni artistiche e ideologiche. Si racconta attraverso la musica, la pittura, la fotografia, i racconti racchiusi in pagine riempite da fiumi d’inchiostro, di persone diverse che amano raccontarsi e raccontare differenti parti del mondo. Il Meeting si racconta attraverso i suoni, i rumori e l’inestimabile silenzio della natura che lo circonda. Attraverso le immagini, di giovani che diventano adulti e di anziani che ringiovaniscono. Il Meeting si racconta nella sua diversità, e proprio dentro questa diversità riesce a superare l’invecchiamento dei tempi e degli anni che passano, inesorabilmente anche per lui.

«Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti». La diversità ha da sempre guidato il cambiamento, e il cambiamento ha da sempre determinato la sopravvivenza. Questa massima, che possiamo verosimilmente dedurre dagli studi portati avanti da Charles Darwin, da sola dovrebbe rendere merito a quanti tutt’oggi vengono discriminati per la loro diversità. O a quanti si ostinano a dire che la diversità non esiste, che siamo tutti uguali, seppur differenti. Appartenere alla stessa specie non fa di noi oggetti inanimati prodotti in serie da un operaio. Anzi, proprio perché appartenenti alla stessa specie, e sopravvissuti alle altre, troviamo in noi le giuste diversità che ci consentono, e c’hanno consentito nell’arco dei millenni, di adattarci ai cambiamenti e dunque sopravvivere.

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Essere uguali non significa assomigliarsi, pensare, parlare, vestirsi, comportarsi tutti nello stesso modo. Spesso, però, nel quotidiano, la diversità non viene considerata una ricchezza, ma una forma di inferiorità. Essere diversi significa essere inadeguati, inadatti, infelici, persino. E il diverso, spesso, diventa un nemico. Lo si può essere per aspetto fisico, carattere, capacità e talento – e questi sono fattori puramente personali – ma anche e soprattutto per strato sociale, per condizioni economiche e per opportunità. Tutti fattori tangibili di diversità, che vanno riconosciuti e compresi. Per farlo, è necessario evitare di trattare in modo identico persone che in realtà non lo sono, ma riservare un trattamento adeguato alle condizioni di ciascuno, tenendo conto delle reali diversità tra le persone. Parlare di diversità apre anche un altro discorso, quello sulla discriminazione. Discriminare il diverso, soprattutto se in caso di bisogno, è frequente e in qualche modo connaturato alla natura umana, che in caso di paura reagisce negativamente rifiutando quello che percepisce come un pericolo.

A chi non è mai capitato di obbedire all’istinto di fuggire, per fastidio e paura, da chi si trova in uno stato di bisogno? Nella storia dell’uomo la diversità è stata spesso trattata con sospetto, ma è da essa che sono nate le maggiori innovazioni culturali e sociali. Possiamo dire, in un certo senso, che la diversità sia parte della storia dell’umanità, anche se spesso si tende a dimenticarlo. La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità. Il primo passo per riuscire ad integrare davvero la diversità nella nostra quotidianità è forse quello di cominciare a considerarla non solo come un elemento da tollerare, ma soprattutto come un bene da tutelare. La diversità degli uomini può essere occasione di crescita e arricchimento: se fossimo tutti uguali non potremmo cogliere l’occasione di domandarci da cosa derivino le nostre differenze alimentari, i nostri credo religiosi e via dicendo. Con chi potremmo confrontarci altrimenti? Gli esseri umani sono tanti e vari. Le diverse usanze dipendono da fattori ambientali e culturali. Per questa ragione, trattando in modo uguale persone diverse si arriverebbe a conseguenze non egualitarie, e lo Stato deve considerare questo fattore nella costruzione di una società. Noi continueremo a parlarne, soprattutto in vista della prossima edizione del Meeting del Mare. Entrando tra le quinte della sua 24^ edizione, scopriremo il vero significato della diversità. E sicuramente impareremo ad apprezzarla.

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