Minacciò teste nel processo a Pollica, nei guai il «brasiliano» già indagato per omicidio Vassallo

I carabinieri del Ros, con il supporto dei militari del comando provinciale dei carabinieri di Salerno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Salerno nei confronti dei fratelli Damiani. Bruno Humberto Damiani, meglio noto come il «brasiliano», già indagato per l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, e in carcere con l’accusa di estorsione, si è cacciato nuovamente nei guai. Ora per lui e il fratello Stefano, di 29 anni, arriva una nuova ordinanza di custodia cautelare. Secondo gli inquirenti sarebbero state messe in atto minacce e violenza per impedire a F.A., un teste, di testimoniare nel processo in corso a Vallo della Lucania per lo spaccio di stupefacenti sul porto di Acciaroli, avvenuto nel 2010 nell’estate durante la quale venne ucciso Vassallo. Damiani, attualmente detenuto, è stato estradato in Italia dalla Colombia nell’aprile scorso dopo un lungo periodo di irreperibilità e latitanza trascorso in Sudamerica. Era latitante dal 2011, da quando cioè era finito nei guai con due provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del tribunale di Salerno. 

Nell’estate 2011 è finito nei guai per un duplice tentativo di estorsione commesso nel 2006 periodo nel quale il Damiani gravitava in ambienti della criminalità dell’area sud-orientale del capoluogo cittadino. Nell’autunno 2011 poprio in relazione alle indagini svolte sul fenomeno dello spaccio di droga ad Acciaroli di Pollica dell’estate del 2010. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Rosa Volpe, hanno ricostruito che Bruno Damiani avrebbe cercato più volte di intimidire i testimoni sin da quando era ancora latitante in Colombia, avvalendosi del fratello e anche di due residenti a San Mauro Cilento. I due fratelli M.W ed M.A. sono indagati in stato di libertà.

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