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Morì dopo Tso, «non luogo a procedere» per i medici

di Redazione

di Antonio Vuolo

«Non a luogo a procedere». Ha deciso così il Gip del Tribunale di Lagonegro, Mariano Sorrentino, sulla richiesta di rinvio a giudizio dei sanitari (7 in totale) che ebbero in cura Massimiliano Malzone, il 39enne di Montecorice, morto l’8 giugno del 2015 mentre era ricoverato in regime di Tso presso l’ospedale di Sant’Arsenio. I medici, tre dei quali già condannati per il caso Matrogiovanni, erano accusati di essere stati “negligenti ed imprudenti nonché omissivi del monitoraggio del profilo cardiologico del paziente durante il trattamento farmacologico neurolettico”. Secondo la famiglia di Malzone, difesa dall’avvocato Michele Capano, i medicinali somministrati al 39enne di Montecorice imponevano una maggiore attenzione nei confronti del paziente, deceduto a seguito di un arresto cardiaco. Malzone, infatti, morì dopo 12 giorni di ricovero ospedaliero a causa di un arresto cardiaco provocato, secondo la tesi accusatoria, dai medicinali che gli erano stati somministrati. Ma all’epoca dei fatti, la situazione sembrò subito poco chiara ai familiari che decisero così di sporgere denuncia nei confronti dei sanitari che ebbero in cura il loro caro. Ma la battaglia non è ancora finita. A fine maggio è attesa la prossima udienza anche del procedimento civile per il risarcimento danni.

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