Morto dopo vaccino Pfizer. Come con Astrazeneca via a dossier e paure

di Maurizio Troccoli

Dopo Astrazeneca tocca a Pfizer. E poi chissà anche a Moderna, il terzo vaccino a disposizione. Quanto più c’è da scongiurare durante una campagna di vaccinazione di massa, si ‘inocula’ – è il caso di dire – come un meccanismo naturale. Dalle segnalazioni di morti o eventi avversi alle decisioni dei tribunali, agli articoli di giornale e fino alla paura della gente.

La filiera, per alcuni comprensibile, per altri cervellotica, è inevitabile in una condizione di democrazia. Che prevederebbe, tuttavia, compensazione, tra cautela e pragmatismo. Invece sempre più spazio prendono, e anche questo è naturale, particolarmente in fasi di stress e dopo un anno di restrizioni, aspetti emotivi.

Dopo il caso registrato nel Cilento e che vede coinvolto l’altro vaccino, Il Pfizer, in un sospetto di correlazione tra decesso e farmaco, a poche ore dal sequestro di Astrazeneca, c’è il rischio che non soltanto i vaccini a vettore virale (Astrazeneca, Johnson & Johnson, appena approvato, Sputnik , non ancora approvato come Reithera), ma anche quelli a Rna (Pfizer, quello inoculato al 62 di Vibonati e Moderna), finiscono nel sospetto, determinando diffidenza.

I rischi sono di diversa natura. Primo quello di finire per fare le paternali o scadere nel sospettismo cronico, tipico dei no vax. Secondo, assistere al ‘ve l’avevo detto io’, di entrambe le tifoserie. Terzo: contribuire a scatenare comportamenti irrazionali che possano rallentare la campagna di vaccinazione. Tutte le micce insieme hanno già un immediato riscontro, soprattutto in territori del Paese, come il Cilento, nei quali la pandemia ha colpito, ma con parsimonia, ovvero quello di mettere in ombra la ragione per cui si muore maggiormente, con certezza scientifica, ovvero il covid. Ancora oggi, proprio mentre si è tutti concentrati sulle trombosi.

E allora se cautela e pragmatismo devono alimentarsi reciprocamente, bisogna leggere con interesse quanto emerge dalla scienza. Scopriamo, poche ore dopo il decesso del 62enne di Vibonati, che da alcuni casi di morti, dopo (non per forza conseguenti) il vaccino di Astrazeneca spuntano casi clinici rari da approfondire.

«Se è vero – scrive Repubblica – che i casi di trombosi non sono più numerosi fra i vaccinati (30 quelli riportati, su 5 milioni di immunizzati con AstraZeneca) rispetto ai non vaccinati, una piccola bandiera rossa sta attirando l’attenzione degli esperti. È una sindrome rara, all’apparenza contraddittoria, riscontrata in alcuni vaccinati: un calo di piastrine (segnalato anche dall’Ema giovedì scorso fra i possibili effetti collaterali dei vaccini) e la presenza di coaguli del sangue. Poche piastrine dovrebbero essere associate a sangue fluido, quindi assenza di trombi. ‘Ma ci sono casi rari in cui le condizioni compaiono insieme, perché le piastrine vengono quasi tutte reclutate nei trombi’», spiega Maurizio Margaglione, genetista dell’università di Foggia e membro della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi.

Emerge da una autopsia su una donna di 60 anni morta in Danimarca. E da tre operatori sanitari ricoverati in Norvegia e una «concentrazione che colpisce» di casi in Germania segnalati sempre ieri dal Paul-Ehrlich-Institut, l’ente regolatorio tedesco.

Ancora Repubblica: «Se la sindrome rara della trombosi associata a carenza di piastrine venisse smentita, resterebbero due ipotesi. La prima è la presenza di impurità nelle fiale. I vaccini che usano vettori virali hanno bisogno di processi di purificazione lunghi e accurati. Nulla viene lesinato in fatto di controlli: case farmaceutiche e aziende di infialamento sono estremamente rigorose».

Queste ricerche, queste risposte, le trova e le dà la scienza. Che non usa il criterio del ‘ve l’avevo detto io’ e non può andare a cercare conferme a propri convincimenti, ma va a cercare verità. Il direttore di Open, Enrico Mentana, ha scritto sul proprio Facebook rispondendo al messaggio di un lettore: «Soltanto un fesso può confondere il dare una notizia con il generare il panico insensato». Affermazione più che opportuna. Che può essere replicata anche rispetto a un magistrato che apre un fascicolo, a una agenzia di controllo che chiede di sequestrare un lotto o persino, in forma cautelare, un intero vaccino. Può valere per una autopsia a una salma, come per le comunicazioni delle autorità ai centri vaccinali di sospendere l’inoculazione di quel vaccino.

Sono episodi da scongiurare durante una epidemia e che in condizioni diverse, da quelle di una democrazia, pur accadendo ugualmente, potrebbero persino essere sottaciuti, evitati, sminuiti. Si aggiunga che i più diffidenti sono anche quelli che vorrebbero aprire tutte le attività. Ovvero i migliori alleati che il coronavirus poteva pensare di incontrare. C’è da fare presto nel dare risposte certe e di scienza sui casi sospetti. Se non persino suggerimenti. Per fare presto nella campagna vaccinale.

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