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Rivelazioni da un altro pentito, il comitato “Natale De Grazia” chiede trasparenza e ricerca della verità

di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato diffuso dal comitato civico "Natale De Grazia", relativo alla vicenda dell’affondamento di navi contenenti rifiuti tossici.

Un pentito confermerebbe i dubbi sul carico nocivo della Jolly Rosso. Bisogna Potenziare la Procura di Paola per far luce sulla verità. No a trasferimenti d’indagine senza il coinvolgimento di chi ha operato con grande professionalità fino ad oggi

 

Apprendiamo dalla stampa che un altro pentito di mafia, il terzo dopo Fonti e Di Giovine, avrebbe raccontato alla DDA di Catanzaro molte cose sulle navi dei veleni ed in particolare del carico della motonave Rosso spiaggiata ad Amantea il 14 dicembre del 1990. Il pentito pare abbia raccontato di aver preso parte allo smaltimento dei fusti della Jolly Rosso.

Poiché si tratterebbe di un capo-bastone della cosca locale la sua conoscenza dei fatti dovrebbe essere considerata dalla Magistratura più probatoria, fattuale e credibile di quanto non siano state considerate finora le dichiarazioni degli altri due pentiti sulle quali, purtroppo e finora, si è cercato di distendere il velo della delegittimazione per inficiarne l’attendibilità.

Finora le dichiarazioni dei pentiti, anziché essere verificate sul campo in maniera esaustiva ed in forma trasparente, sono state ritenute aprioristicamente poco credibili al fine di sostenere la tesi del falso allarmismo delle popolazioni locali e per barattare come vere le dichiarazioni ufficiali ed i segreti di Stato.

Sappiamo che la credibilità di un pentito non si determina a priori bensì cercando tutti i riscontri obiettivi alle sue dichiarazioni. Ma non è stato così per il relitto di Cetraro dove una nave inviata dal Ministero dell’ambiente ha fotografato un relitto qualsiasi, tra i tanti presenti nella stessa area marittima, presentato come quello di una nave della prima guerra mondiale, senza verificare tutti gli altri relitti circostanti tra i quali potrebbe trovarsi quello della nave dei veleni indicata dal pentito Fonti.

Noi siamo sempre stati convinti che il traffico dei rifiuti nocivi sul nostro territorio sia stato gestito da imprese criminali, con diramazioni locali e sotto il controllo delle "famiglie" che operano sul territorio. Da ciò nasce la difficoltà ad acquisire prove testimoniali sull’interramento dei rifiuti tossici avvenuto negli anni nel fiume Oliva e non solo, che molti hanno visto e coperto per paura, per omertà o per connivenza.

Poiché questo nuovo pentito avrebbe raccontato di essersi interessato direttamente dello smaltimento dei fusti della motonave Rosso e poiché la Procura di Paola, insieme alla Regione ed al Ministero dell’ambiente, stanno già conducendo accertamenti sul campo per verificare la presenza di rifiuti tossici e radioattivi interrati nella valle dell’Oliva, è evidente la grande importanza che assumono le sue dichiarazioni per arrivare finalmente alla verità sull’inquinamento delle nostre terre che il Procuratore Giordano sta cercando con tenacia e determinazione.

Vogliamo ricordare che la sentenza di archiviazione del Gip presso il tribunale di Paola pronunciata il 13 maggio 2009 per il sospetto di affondamento doloso e truffa a carico della società Messina, non ha certamente risolto il problema della provenienza dei rifiuti tossici la cui presenza nel fiume Oliva venne già accertata nel 2004 dalla indagine dell’allora sostituto procuratore Greco che però non seppe dare alcuna risposta alla nostra domanda di verità.

Se le dichiarazioni di quest’ultimo pentito aprono nuovi scenari sulle navi dei veleni e sullo smaltimento dei rifiuti tossici sul nostro territorio vogliamo che le sue dichiarazioni vengano verificate per evitare depistaggi. Chiediamo a tutte le autorità che hanno il compito di scoprire la verità (Magistratura, Regione, Commissioni parlamentari) la massima trasparenza sugli atti e l’impegno a lavorare congiuntamente, senza reciproci impedimenti o repentini trasferimenti di indagine. Chiediamo che il loro operato si svolga tutto nell’interesse esclusivo delle popolazioni locali, senza farsi condizionare o trincerarsi dietro il famigerato "segreto di Stato" che nel passato ha coperto tante vicende tragiche della nostra storia repubblicana.

Affermiamo altresì la nostra piena fiducia nell’operato della procura di Paola alla quale chiediamo vengano forniti uomini e mezzi per proseguire con più celerità il proprio lavoro d’indagine

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