Olio, nel Cilento produzione in risalita e qualità al top

Una risalita a macchia di leopardo in tutta la regione con un recupero sull’anno precedente dal +15% al +70%. Questi i dati sulla produzione nel 2017 dell’extravergine d’oliva della Campania che archiviano la “pessima” annata del 2016. A scontare una maggiore sofferenza alcune aree, in particolare l’Irpinia e in parte del Sannio, che hanno subito le gelate. Denominatore comune è una qualità che si annuncia al top. “Il clima estremamente secco – commenta Francesco Acampora, presidente di Aprol Campania – ha favorito la maturazione di olive sanissime, che non hanno risentito di agenti patogeni e della mosca dell’olivo. Con un frutto cosi’ sano si otterra’ un olio extravergine di qualità eccezionale, purche’ in frantoio si abbia particolare cura nella fase di molitura”.

Senza le gelate le zone interne avrebbe fatto segnare alla Campania numeri ben piu’ consistenti, ricostruendo l’intero potenziale produttivo regionale. In queste condizioni i tecnici dell’associazione dei produttori olivicoli campani hanno rilevato ovunque che le varietà autoctone dimostrano una maggiore resilienza ai fenomeni climatici estremi. Le principali varietà autoctone campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno.

“Le piante che hanno subito i maggiori danni da gelo – spiega Acampora – sono quelle di varietà importate, come frantoio o leccino. Mentre quelle autoctone hanno reagito nettamente meglio, anche nelle rese più alte in frantoio, confermando ancora una volta che la rincorsa alla standardizzazione delle produzioni agricole impoverisce la biodiversità, con tutte le conseguenze note. L’olio extravergine è un prodotto totem dell’agroalimentare campano e italiano, ma è anche un bioindicatore straordinario. Caratteristiche uniche ed inimitabili che stiamo proponendo agli alunni delle scuole campane con un percorso di assaggio, per riconoscere profumi e sapori che gli oli miscelati e di bassa qualità non possiedono”.

L’olio nuovo esprime al meglio le proprietà organolettiche, antiossidanti e nutrizionali che tendono a deperire nel tempo. L’Italia – conclude la Coldiretti – mantiene saldamente il primato europeo della qualità negli oli extravergini di oliva, che vede in Campania cinque Dop: Cilento, Colline Salernitane, Irpinia – Colline dell’Ufita, Penisola Sorrentina e Terre Aurunche. La Campania possiede oltre 74 mila ettari coltivati ad oliveto, di cui il 5% circa con metodi di produzione biologica.