Omicidio Vassallo, Zingaretti a Dario: «Zone oscure vanno illuminate. Conta su di me»

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di Giangaetano Petrillo

«Caro Dario», inizia così la lettera che il segretario del Partito Democratico, il governatore Nicola Zingaretti, ha inviato a Dario Vassallo, fratello del sindaco Angelo Vassallo, trucidato con nove colpi di pistola – una baby Tanfoglio calibro 9 – mentre stava tornando a casa in auto, il 5 settembre del 2010. Dopo 10 anni resta ancora il mistero su chi ha ucciso il sindaco pescatore, ma il fratello Dario, che da 10 anni porta avanti una dura lotta per giungere finalmente alla verità, non ha risparmiato critiche e accuse anche alle volte gravi dirette alla dirigenza del Partito Democratico della regione Campania.

«Ho saputo – prosegue il segretario – che la giornata di ricordo di tuo fratello barbaramente ucciso dieci anni fa si è svolta in un clima di partecipazione e con uno spirito di lotta per raggiungere la verità su quello che è accaduto. Ti voglio rassicurare – sottolinea il segretario Zingaretti – questo è anche l’impegno del Pd, di cui ora sono segretario. Un impegno – continua il governatore del Lazio – che nasce dalla intollerabile constatazione che a dieci anni dall’assassinio ancora non conosciamo i mandanti e gli esecutori con la rete che sicuramente li ha protetti».

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La solidarietà espressa in queste frasi non era scontata da parte di Nicola Zingaretti, soprattutto dopo le polemiche di Dario Vassallo contro il Pd campano che avrebbe, questa la principale accusa rivolta alla dirigenza del partito campano, boicottato la figura del sindaco di Pollica. «Ho scoperto ciò che non avrei voluto scoprire». Otto parole in fila, pronunciate in confidenza poco prima della morte dal sindaco Vassallo, che come un detonatore hanno fatto esplodere milioni di dubbi e perfino illazioni. Otto parole che da dieci anni, nessuno è riuscito a decifrare, lasciando così impunita la morte di Angelo Vassallo, primo cittadino di Pollica. Otto parole che immaginiamo risuonino costantemente nella mente del fratello, Dario, che da dieci anni si batte perché venga fatta giustizia, e soprattutto emerga la verità. «Tutto ciò – continua il segretario nella lettera inviata proprio al fratello Dario – lo sento come un fallimento di tutto il regime democratico. Ferisce innanzitutto te, i tuoi familiari, ma anche la credibilità della giustizia e di tutta la Repubblica. C’è stata troppa nebbia che va diradata. Troppe zone oscure che vanno illuminate. Conta su di me – puntualizza Zingaretti – ho un ricordo vibrante della figura di tuo fratello, un sindaco bravo e coraggioso. Un simbolo di pulizia e di buon governo. Tra tante difficoltà, il mio Pd – conclude il segretario – vuole difendere questa Italia migliore. Perché essa, seppure troppo spesso colpita con la violenza, non muore grazie alla solidarietà che ancora agisce attraverso le persone di buona volontà e che credono nella libertà. So anche che hai presentato un tuo libro che sicuramente leggerò con interesse e molta attenzione». Fa riferimento a La verità Negata – Paper First – che prova a fare luce sulle ombre di questa vicenda.

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