Omicidio Vassallo, dopo quasi 5 anni spunta una nuova pista: è quella di Secondigliano

L’Antimafia ha interrogato, insieme ai magistrati, Bruno Humberto Damiani, conosciuto negli ambienti malavitosi del salernitano con il soprannome di «brasiliano». Lui è l’unico indagato per la morte di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso in un agguato da nove colpi di pistola il 5 settembre del 2010. I killer non sono stati mai acciuffati, ma un passo importante – secondo gli inquirenti – è stato compiuto con il trasferimento di Damiani dalla Colombia all’Italia. La polizia internazionale lo ha arrestato perchè su di lui pendeva un mandato per crimini inerenti allo spaccio e all’estorsione. Il «brasiliano» ha combinato diversi guai in provincia di Salerno. Qualche anno prima del delitto di Vassallo è stato accoltellato nel Cilento dopo una serata in discoteca. Damiani è stato rinchiuso anche nel carcere di Secondigliano per fatti di droga. Ed è proprio da qui che parte il nuovo filone d’indagine dell’Antimafia. In carcere il malavitoso avrebbe conosciuto due persone. Questi due soggetti, finiti poi sotto la lente di ingrandimento degli 007 della procura di Salerno, avrebbero avuto rapporti con Bruno Humberto Damiani e con la famiglia Vassallo (omonima del sindaco ucciso) proprietaria di un rinomato hotel di Acciaroli che, una decina di giorni dopo l’assassinio del primo cittadino, fu oggetto di uno strano attentato incendiario. Per questi e altri motivi, sulla convocazione dell’interrogatorio, notificata a Damiani e al suo avvocato Michele Sarno, continua a comparire la dicitura «in concorso con altre persone ancora da identificare». Ma le cinque ore di interrogatorio non sono bastate. Gli inquirenti ascolteranno altre volte Damiani. «Dobbiamo sapere con certezza cosa è accaduto tra il 3 e il 5 settembre di quell’anno», svelano gli inquirenti.

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