Omicidio Vassallo, non tutto è perduto: spunta nuova pista

Proseguono le indagini sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Esce di scena Bruno Humberto Damiani, indiziato numero uno del delitto per 8 anni, ma recentemente il ‘Brasiliano’ è stato dichiarato estraneo ai fatti dall’Antimafia, tanto da chiedere ed ottenere l’archiviazione: ma ci sono altri indagati, e gli inquirenti ripartiranno proprio da loro, dai trafficanti di droga. La pista privilegiata resterebbe quella della droga, che nella frazione di Acciaroli aveva preso piede tanto da scatenare la reazione in prima persona di Vassallo. Secondo indiscrezioni, al vaglio degli inquirenti, circa 20 giorni prima del delitto Damiani subì un agguato in una discoteca tra Camerota e Palinuro, località che tornerebbero al centro delle indagini in ordine allo smistamento di droga da parte di gruppi criminali di Secodigliano. Qualcuno accoltellò “il brasiliano” e, secondo gli inquirenti, quel litigio sarebbe legato a dissidi per la gestione dello spaccio nel Cilento.

Un nuovo filone appena iniziato e tutto da srotolare, ma nel mirino sarebbero finiti almeno tre spacciatori napoletani. Dagli accertamenti dell’epoca, si evinse che Vassallo parlò con il suo assassino, in quanto l’auto all’interno della quale fu rinvenuto il suo cadavere crivellato di colpi di pistola, mai trovata, aveva il finestrino del lato guidatore abbassato e le chiavi inserite nel cruscotto a motore spento. 

Damiani – tornando alla questione dell’accoltellamento – finì in ospedale a Vallo della Lucania, per essere poi dimesso dopo le cure. Pochi giorni dopo si registrò un agguato a Salerno, rimasto a lungo sotto silenzio, nel quale “il brasiliano” avrebbe inseguito, pistola in pugno, il presunto aggressore. Una delle persone sentite nel corso delle indagini, inoltre, dichiarò che ad assistere Damiani in ospedale quella notte fu l’albergatore che, 50 giorni dopo la morte del sindaco pescatore, fu vittima di due attacchi incendiari rimasti anch’essi, fino ad ora, senza colpevole.

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