Paestum, il primo maggio incontro con «Di là dal fiume, il mio Afghanistan» di Lorenzo Peluso

di Pasquale Sorrentino

Lo scenario straordinario dei Templi farà da sfondo al Maggio dei libri. Quindici appuntamenti – tra incontri con gli autori, percorsi di lettura per bambini e salotti letterari – con al centro la lettura e il dibattito intorno ai più svariati temi di volta in volta affrontati nei libri che verranno presentati. Di grande spessore l’evento previsto il prossimo primo maggio con la presentazione del libro: di la dal fiume, il mio Afghanistan del giornalista, inviato di guerra, Lorenzo Peluso. Domenica primo maggio, alle 18.00 a Largo Prearo, dinanzi al tempio di Athena, con la presenza del prof. Ferdinando Longobardi, docente presso l’Università Orientale di Napoli, il giornalista Lorenzo Peluso racconterà il “suo Afghanistan”.

I conflitti globali che innescano il fenomeno biblico delle migrazioni verso l’Europa. E’ questo il cuore di Di là dal fiume. Il Mio Afghanistan, Gagliardi editore. L’interrogativo: Cosa c’è, oltre; di là dal fiume? Cosa esiste oltre quello che vediamo, con i nostri occhi? E’ il filo conduttore dell’inviato embedded, Lorenzo Peluso, da oltre dieci anni impegnato come corrispondente per diverse testate in Afghanistan. Il 2021 è l’anno che segna la fine della missione internazionale della NATO in Afghanistan. L’anno del ritiro delle truppe della coalizione, dopo vent’anni di attività militari e supporto alla popolazione locale. Di là dal fiume. Il Mio Afghanistan, sono cento fotografie, ritratti di volti, espressioni, attimi di vita. Una raccolta di sensazioni. Una seria analisi anche del contesto attuale e sull’imminente futuro dell’Afghanistan che è ritornato ad essere da qualche settimana ostaggio nella morsa dei talebani. Un libro fotografico che vuole essere anche un tributo alle tante, troppe vittime in mimetica che in questi lunghi anni di guerra hanno lasciato le proprie vite in Afghanistan. In venti anni 2.400 soldati americani sono morti insieme a decine di migliaia di civili afghani. Una guerra che non è finita, questa è la verità. Cinquantatré i militari italiani morti in missione nel paese asiatico. Dal 2013 questa guerra a noi italiani è costata 8,5 miliardi; agli americani oltre 2 mila miliardi di dollari.

Di là dal fiume. Il Mio Afghanistan è un libro per non dimenticare che l’Afghanistan è il primo narco-paese al mondo. Si stima che il totale della produzione annuale di oppio afghano è di poco superiore alle 5.800 tonnellate. Una volta raffinato l’oppio dall’Afghanistan fornisce al mondo dei narcos oltre 600 tonnellate di eroina all’anno. L’incremento degli affari legati al traffico di stupefacenti in Afghanistan è impressionante. Si è passati dai circa 10miliardi di euro, ogni fine giugno quando le produzioni sono già eroina da commercializzare agli oltre 16,34 miliardi di dollari dell’ultimo periodo; praticamente il 60% del PIL afghano. I talebani non sono solo i barbuti violenti che immaginiamo; sono anche abili imprenditori del narcotraffico. Negli ultimi cinque anni hanno avuto la capacità di trasformare l’industria dell’oppio. Da paese esportatore grezzo hanno impresso un cambio radicale con un avanzato sistema di raffinazione dell’oppio in eroina della quale poi curano con attenzione anche il commercio mondiale attraverso i canali d’uscita dall’Afghanistan ben presidiati dai talebani a Nord, a Ovest e a Sud del paese. Nel suo libro Peluso racconta la complessità della società afghana, elemento centrale nell’analisi della ricerca degli errori, perché di errori si tratta, nel comprendere cosa non ha funzionato nella missione della coalizione internazionale a guida americana negli ultimi vent’anni nel Paese. Il primo e palese elemento di riflessione è che i talebani che abbiamo visto per le strade di Kabul nei primi giorni di agosto, riprendersi il Paese, sono giovani poco più che ventenni. Insomma parliamo di una generazione che è nata quando l’Afghanistan era già “occupato” dalla forse straniere. Giovani nati dopo l’11 settembre del 2001. E’ evidente quindi che noi occidentali non siamo riusciti a parlare a questi giovani, a convincerli dell’esistenza di un mondo diverso rispetto a quello tradizionalmente riconosciuto come “mondo islamico integralista”. L’Afghanistan dei diritti negati alle donne ed ai bambini.

Lorenzo Peluso è un giornalista professionista. Nasce a Sanza, un piccolo borgo del salernitano, nel dicembre del 1971. Dopo gli studi tecnici si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza a Salerno ed inizia a scrivere. Prima per il quotidiano Il Salernitano, poi per Il Roma. Infine per il Corriere del Mezzogiorno. Nel 2011 fonda il quotidiano online quasimezzogiorno, di cui è direttore. Nel mentre collabora con alcune televisioni locali ed incontra il mondo della radio che segnerà un passo importante nella sua carriera. Tutt’oggi è giornalista a Radio Alfa, ma collabora anche con quotidiani nazionali Rcs, del gruppo Espresso e QN. Ha creato il blog OreDodici con migliaia di lettori. Giornalista embedded dal 2010 ha realizzato reportage e corrispondenze dal Kosovo, dal Libano, dall’Iraq e dall’Afghanistan. Nel 2013 pubblica il saggio: Profumo e polvere di terra, Il Melograno editore. Nel 2016 pubblica il libro: As-salamu ‘alaykum, Graus edizioni. Nel 2019 pubblica il libro: I Giardini di Bagh-e Babur, Graus edizioni. Nel 2021 pubblica: I sogni di Rosemary, Gagliardi editore.

Vincitore del premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, Napoli 2018; premio di giornalismo “Giuseppe Ripa” San Martino Cilento 2017; menzione speciale giornalismo embedded, Teggiano 2015; premio nazionale di giornalismo Centro Studi Tegea 2013.

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