Paestum, le Meraviglie del nostro tempo in onda su Rai Uno

Infante viaggi

di Giangaetano Petrillo

Quando dei coloni greci provenienti da Sibari, circa 2600 anni fa, giunsero lungo la fertile piana del Sele, non immaginavano minimamente che quella che stavano per fondare sarebbe stata una città, una polis, che avrebbe continuato a stupire ancora oggi a distanza di tutti questi secoli. Posidonia, nome greco riferibile alla divinità greca protettrice delle acque Poseidon, nasce come colonia greca fondata da un gruppo di esuli che da Sibari si trasferirono lungo le coste tirreniche della Campania per fondarvi una nuova città e, probabilmente, per intessere nuovi rapporti commerciali e creare nuove vie di scambio. Il commercio, le nuove opportunità, sono state alcune delle motivazioni che in passato, e tutt’oggi, hanno spinto gruppi di persone, famiglie intere, a spostarsi e ad intraprendere nuovi viaggi. Questo è accaduto molto probabilmente anche a Paestum, ed è plausibile che grazie a queste prime migrazioni noi oggi possiamo ancora ammirare queste bellezze che gelosamente il Parco Archeologico di Paestum conserva. Paestum sarà una delle protagoniste della seconda puntata della nuova stagione di Meraviglie, in onda stasera in prima serata su Ra1, il programma di divulgazione scientifica condotto da Alberto Angela, il volto della bellezza storico-artistica dell’Italia, che da anni ormai incanta un vasto pubblico con i racconti del nostro passato. Il sito di Paestum, nome latinizzato del lucano Paistom, è diretto dall’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, impegnato in un lavoro di valorizzazione e ricerca portato avanti da anni. «L’Italia ha un patrimonio archeologico immenso, ma ha anche Alberto Angela che è eccezionale nella sua capacità di trasmettere conoscenza e passione. Lo dico da archeologo che lo stima proprio per la sua capacità di comprendere e condividere. Qualche anno fa gli ho detto di venire a Paestum e sono estremamente felice che l’abbia fatto, perché Paestum è un sito di un’importanza straordinaria per la cultura occidentale che merita di essere conosciuto di piu», spiega al Giornale del Cilento.

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Entrare a Paestum, camminare su quel prato, tra quei templi, tra quelle mura divelte ormai dal tempo, ti permette non solo di rivivere quel passato, di immaginare quei rumori, quei profumi, quegli odori; di rivivere quella società che ha vissuto lì per secoli facendo la fortuna di quei luoghi. Chi riesce ad entrare in intimità con quei luoghi, con i resti di quelle abitazioni che un tempo hanno custodito la quotidianità di chi li ha vissuti, a sentirsi parte di quella storia e fare di quei luoghi parte integrante della tua, comprende realmente quanto meravigliosa sia la storia dell’umanità. Paestum, così come l’Egitto, Roma e le grandi città che hanno nei millenni ospitato le grandi civiltà, custodiscono ancora oggi la bellezza della civiltà umana. Lo scrittore russo Dostoevskij scrisse che “la bellezza salverà il mondo”. Che quest’aforisma sia vero o se il mondo comunque sia destinato alla condanna, di sicuro ciò che la storia più di ogni altra cosa insegna, come  ricorda Cicerone, è che la misura del tempo è la bellezza. Paestum, così come le città fondate dalle grandi civiltà, sono state attraversate da lotte, da guerre, sui loro terreni sono scorsi fiumi di sangue e caduti centinaia di migliaia di cadaveri, eppure oggi ciò che si racconta e apprezza, e che di loro continua a stupire, sono le meraviglie delle loro creazioni, queste bellezze che ancora oggi, dopo migliaia e migliaia di anni meravigliano e raccontano quanto preziosa sia la vita. Paestum è anche questo, anzi forse è soprattutto questo. Un semplice artigiano, un umile fabbro o un contadino, vissuti forse ai margini della loro società, entrano a pieno titolo nelle meravigliose pagine della storia. Questo è il racconto che tra le colonne dei templi di Paestum, tra le pietre che ne sigillano la storia, Alberto Angela consegnerà. Forse molto già si conosce, in parte lo si ignora, ma di sicuro stupirà, come stupisce ogni qual volta si entra e passeggia tra i resti di quella che un tempo fu una città forse come tante altre, ma che oggi è diventata la meraviglia che tutti apprezzano. Di fronte a chi scrive c’è il Tirreno, quel mare che bagna le coste del Cilento. Quel mare dorato che da millenni accarezza lievemente queste terre ed è ciò che si ha in comune tutt’oggi con gli abitanti di Paestum, il panorama. Quell’infinito orizzonte che dopo 2600 anni continua a generare sogni e a scrivere storie di uomini che navigano verso nuove rotte da scoprire.

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