Parla l’indagato nell’omicidio Vassallo, Damiani a Repubblica.it: «Capisco il dolore ma non ho ucciso io il sindaco»

«Anche io voglio la verità. Di quell’omicidio non so nulla». A parlare è l’unico indagato del delitto del sindaco Angelo Vassallo, ammazzato nella sua Acciaroli il 5 settembre 2010 con 9 colpi di pistola. Lo racconta a Dario Del Porto, in un articolo su Repubblica.it. Sul suo capo pende un mandato d’arresto internazionale relativo a due procedimenti istruiti in Italia per droga e tentata estorsione. Nell’inchiesta sul giallo di Acciaroli invece è a piede libero. La Procura di Salerno gli contesta l’omicidio premeditato aggravato dalla modalità mafiosa, in concorso con altre persone non identificate. Damiani risponde alle domande di Repubblica attraverso il suo difensore, l’avvocato Michele Sarno. Ora è rinchiuso in una cella del reparto di alta sicurezza a Bogotà, in Colombia. «Credo fermamente nell’innocenza del mio assistito – afferma il penalista – ma rispetto l’operato della magistratura, che si sta impegnando a fondo per ottenere l’estradizione di Damiani, e sono vicino anche ai familiari del sindaco Vassallo, nella speranza che si possano scoprire i veri responsabili dell’omicidio».

Il giornalista non usa mezze termini e chiede se è stato lui a uccidere il sindaco di Pollica. «Come ho sempre detto – dice –  e come ho ribadito nei giorni scorsi anche ai magistrati, non ho ucciso il sindaco di Pollica e non sono responsabile di questo delitto». Perché allora ha lasciato il Cilento e l’Italia due giorni dopo l’omicidio? «La risposta è molto semplice: avevo già fissato per quel giorno la mia partenza. Il rientro era già stato prenotato qualche mese prima, al mio arrivo in Italia. Quella data è del tutto casuale». L’intervista integrale su Repubblica.it