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Pittella (PD) e Angelilli (PDL) alla Commissione europea: “Si verifichi il danno, è emergenza ambientale”

di Maria Antonia Coppola

E’ congiunto il messaggio che hanno inviato i due vice presidenti italiani del Parlamento Europeo attraverso un comunicato stampa in cui affermano l’immediata necessità di un intervento della Commissione europea al fine di verificare l’entità del danno ambientale e per rafforzare il monitoraggio dei nostri mari. Dichiarano i due vice presidenti italiani del Parlamento Europeo, Gianni Pittella e Roberta Angelilli: "L’inquietante ritrovamento nel mar Tirreno del relitto di una nave contenente centinaia di fusti di materiale tossico e radioattivo apre una nuova emergenza ambientale che va affrontata rapidamente. A quanto pare non si tratterebbe di un caso isolato ma di un vero e proprio traffico di rifiuti tossici gestito dalla malavita organizzata che riguarderebbe anche altre zone del Mediterraneo. Chiederemo un incontro con il commissario europeo competente per le questioni ambientali. L’UE dovrebbe porsi come parte garante rispetto agli interventi di recupero e smaltimento da mettere in atto e proporre un indagine che permetta di ricostruire la provenienza dei materiali tossici ritrovati che vengono, probabilmente, da differenti Paesi dell’UE", hanno concluso Gianni Pittella e Roberta Angelilli.

L’impegno e l’attenzione politica che si sta ponendo sul drammatico problema dei rifiuti tossici ci può far esprimere ottimismo? Le dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti non sono recenti, ma risalgono al 2005. Grazie al Fonti è stato ritrovato, il relitto della Cunsky, ma questa è solo una di chissà quante navi colate a picco senza un motivo apparente e chissà con quale carico a bordo. L’inquietante ritrovamento in mare di contenitori, navi e fusti, disseminati ovunque nei fondali marini,  ormai pare non abbia più confini certi. L’attenzione deve essere di carattere internazionale. E’ un problema ambientale, sanitario, scientifico, legale, politico ed economico: non solo l’entità dei danni è da calcolare fino a oggi, ma deve essere proiettata nel futuro in termini di cure mediche, rimozione degli agenti inquinanti e messa in sicurezza (le navi e il loro carico pericoloso necessitano di trattamenti particolari e di siti di stoccaggio) e bonifica dei siti inquinati.
Non è facile affrontare la questione delle navi dei veleni non perché si tratti di qualcosa di cui non ci sono fonti o documentazioni, ma proprio perché ce ne sono troppi e l’indifferenza dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni è stata decisiva per determinare la situazione odierna che si presenta disperata.
Proprio per questo la priorità di uno Stato che scopre di essere avvelenato in maniera subdola da anni dovrebbe essere quella di cercare tutte le altre navi che giacciono in mare.  



 

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