Salviamo il mingardo…e noi stessi!

di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo un messaggio inviato alla redazione dal gentile lettore Raffaele Galato, relativo alla vicenda della spiaggia del Mingardo a Camerota e, più in generale, a concetti quali "sviluppo sostenibile" e "mirata decrescita".

Se restiamo a temi biblici, tanto cari all’amico Minuccio ( il riferimento è all’editoriale di Carmine Farnetano pubblicato lo scorso 13 gennaio, ndr . Vedi articolo: https://www.giornaledelcilento.it/it/editoriale_parabole_porcellini_e_demiurghi.html ) che scrive sul "giornaledelcilento", è importante ricordare che Mosé scatenò la sua ira, distruggendo le Tavole della "LEGGE", contro coloro che avevano preso ad adorare il "vitello d’oro".

Se c’è qualcosa da imparare da quel passo di quel Libro su cui è fondata tutta la nostra cultura (e, … non dimentichiamolo mai, non soltanto la nostra) è sicuramente l’immoralità dell’adorazione di un DIO d’oro da cui scaturisce l’immoralità per l’adorazione dell’ ORO inteso come adorazione smisurata delle ricchezze e del potere.

Se vogliamo riportare il nostro "tempo" ad una dimensione più vicina ai dettami biblici dobbiamo, quindi, ridimensionare il nostro attaccamento al denaro ed allo sviluppo senza regole (scusatemi ma le VIA hanno dimostrato proprio sul Mingardo l’inganno di base: non può esserci "sostenibilità" senza una mirata "decrescita").

Se abbiamo l’intenzione di lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, un mondo ancora umanamente vivibile dobbiamo innescare delle buone prassi di "sviluppo sostenibile". Ma, penso, la locuzione "sviluppo sostenibile" ha un senso soltanto nel caso che il termine" sviluppo" venga finalmente dissociato dal termine "economico", e venga associato a termini quali "umano", "sociale", "culturale". Perché, come diceva qualcuno da me più volte citato: "chi pensa che lo sviluppo economico può essere infinito in un mondo finito o è un pazzo o è un economista".

Finiamola di massacrare il Mingardo e tutto il resto del nostro territorio a soli fini economici. Cerchiamo di imparare, finalmente, a coniugare economia ed umanità. Il Mingardo era un’oasi in cui riparavano le loro imbarcazioni fenici, greci e romani. Dove si incrociarono le rotte di Ulisse ed Enea. Dove, fino agli anni ’60, si poteva tranquillamente dire: e che ne vuò fa ‘re Seichelle e ‘re Bahamàs. Poi siamo arrivati noi: uomini moderni, uomini che adorano il vitello d’oro.

Facciamo un passo indietro. Ridiamo al Mingardo la dignità che gli abbiamo tolto riducendolo a bazar turistico acchiappadenaro e riappropriamoCi della possibilità di godere di quel posto meraviglioso dove grandi filosofi della magna grecia elaborarono, passeggiando tranquillamente, le basi delle nostre conoscenze.

SALVIAMO IL MINGARDO!… E NOI STESSI!

 

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