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Perché l’Italia non ha voluto abolire l’ora legale

di Redazione

Nonostante la richiesta dell’Europa, l’Italia aveva detto di no all’abolizione dell’ora legale, che entrerà in vigore di nuovo domenica 28 marzo. Il 2021 per molti Paesi sarà l’ultima volta per cambiare le lancette dell’orologio. In tutta Europa poi si deciderà se mantenere l’ora legale tutto l’anno o se affidarsi a quella solare. Il motivo sarebbe una fonte di stress per l’equilibrio psico fisico dei cittadini. L’Italia aveva presentato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere il sistema attuale, tra sei mesi di ora legale e sei mesi di ora solare.

Perché l’Italia non ha abolito l’ora legale
Con l’ora legale sono stati risparmiati circa 1,7 miliardi di euro dal 2004 al 2020 grazie ai minori consumi di energia. Lo spostamento delle lancette un’ora in avanti ha fatto risparmiare dalla sua introduzione energia pari al consumo medio annuo di 150mila famiglie. Negli anni scorsi, il ritardo nell’accensione delle luci  nel periodo primaverile-estivo ha coinciso con la chiusura delle attività commerciali. L’ora legale rappresenta dunque risparmio in termine di consumo elettrico per il nostro Paese.  Da qui, la scelta di mantenere la tradizione a differenza di molti altri Stati dell’Unione, seppure dall’Europa era stata chiesta l’adozione di un criterio più o meno unitario. L’Italia ha quindi chiesto all’Unione formalmente di lasciare invariata la situazione, ponendosi al polo opposto già dei vicini di casa francesi. Il nostro piccolo fuso orario, quindi, ci porrà all’opposto anche con la Germania, la Finlandia, la Lituania, Svezia ed Estonia.  I Paesi del Nord Europa sono stati quelli che più di tutti hanno voluto l’abrogazione dell’ora legale. Questo è dovuto alla maggiore vicinanza con il Polo Nord che impone una copertura di luce in estate molto più lunga rispetto alle nostre giornate. Il guadagno in termini di luce naturale per questi Paesi è irrilevante quindi rispetto a quanto possa esserlo per noi.

L’Europa e l’ora legale
L’Europa aveva già nel 2018 messo in dubbio l’utilità della divisione in ora legale e ora solare. Il Parlamento aveva approvato con l’84% dei voti una risoluzione che prevede l’abolizione dell’obbligo per i diversi Stati membri di una ripartizione su due volte l’anno. Una consultazione online del 2018 che aveva coinvolto 4,6 milioni di cittadini europei aveva mostrato che l’86% degli intervistati era favorevole all’abolizione del sistema solare e legale. Nel 2019, il Conte bis aveva scelto di mantenere il doppio orario mentre altri  Paesi hanno deciso di passare all’orario estivo senza effettuare più cambi. Uniformare l’orario resta però una questione importante per l’Unione Europea che dagli Anni ’80 ha adottato misure per le quali tutti gli Stati membri si uniformavano quanto più possibile sull’orario. Dal 1996 tutti gli europei spostano le lancette avanti di un’ora nell’ultima domenica di marzo. Il tutto era stato pensato soprattutto per coordinare la logistica nel settore dei trasporti.

L’ora legale causa stress?
Secondo alcuni sondaggi sottoposti alla popolazione europea, il cambio da un orario all’altro è fonte di stress. In particolare, però, a compromettere l’equilibrio psicofisico dei cittadini è il passaggio all’ora solare che prevede un’ora di sonno in più ma più ore di buio. L’accorciarsi delle giornate rende la popolazione depressa per tutto il periodo invernale. Anche però tornare alle ore di luce e all’impossibilità di dormire un’ora in più è fonte di disagio: la sensazione, allo scattare del nuovo regime orario, è quella di un mini jet-lag. Per affrontare meglio le conseguenze, la sera del 28 marzo è consigliato secondo i medici mangiare leggero. Una volta a letto, è consigliato spegnere tutte le luci per addormentarsi prima e rendere il sonno regolare: niente dispositivi elettronici, televisori o cellulari per una sera.

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