• Home
  • Attualità
  • Perché non bisogna raccogliere lo zafferano selvatico

Perché non bisogna raccogliere lo zafferano selvatico

di Redazione

In questo periodo molte persone raccolgono lo zafferano selvatico senza sapere che è una specie endemica e che non contiene le stesse proprietà dello Zafferano coltivato. «Una raccolta inutile e dannosa». A spiegarlo è Dionisia De Santis, esperta in botanica, in erboristeria e in fitoterapia, autrice di numerose ricerche e libri sulle specie spontanee del Cilento.

«Lo Zafferano selvatico o Zafferano autunnale, Crocus longiflorus Raf. è una piccola pianta bulbosa, della famiglia botanica delle Iridaceae, con fioritura autunnale, molto diffusa in Cilento. La pianta cresce spontanea nei boschi, nei pascoli, dal mare fino ai 1.500 metri e appartiene allo stesso genere dello Zafferano coltivato, Crocus sativus L. Non bisogna raccogliere lo Zafferano selvatico per due motivi ben precisi: si tratta di un endemismo italico e dunque di una specie particolarmente protetta. La pianta rappresenta, insieme alle altre specie endemiche che vivono nel nostro territorio, l’aspetto più nobile della flora essendo entità botaniche uniche al mondo. Questo è importante capirlo ed è strettamente legato con la valorizzazione della biodiversità che ci sta particolarmente a cuore. La pianta non presenta le stesse caratteristiche officinali della specie coltivata e quindi è inutile raccoglierla, in quanto non contiene le stesse proprietà e aromi che invece troviamo nello Zafferano vero o coltivato. È invece molto interessante la storia che ha portato la diffusione nel nostro territorio dello Zafferano selvatico.

È una storia che parte dall’Asia Minore quando, circa 2000 anni prima di Cristo, per la prima volta venne messa in coltivazione una piccola pianta spontanea di Zafferano, Crocus cartwrightianus Herb. Dall’Asia la coltura dello Zafferano si estese alla Tunisia, alla Grecia, alla Turchia e a quasi tutta l’Africa settentrionale, dove diede vita ad un largo e fiorente commercio di esportazione. Nel secolo VII furono gli Arabi a introdurlo in Europa attraverso la Spagna dove, tutt’oggi la coltura dello Zafferano è ancora largamente praticata; anche se alcuni ritengono che a portarlo in Spagna siano stati i Fenici che in quel periodo godevano di una sorta di monopolio nel commercio. Crocus cartwrightianus è una specie che possiede una estrema variabilità a livello della morfologia e struttura interna delle cellule e può evolvere rapidamente in forme diverse; si è inselvatichito in diverse regioni d’Italia dando luogo ad una varietà di specie locali. La specie diffusa in Italia Meridionale e in Cilento è una forma distinta dal tipo per avere il perigonio (l’involucro esterno, che racchiude la parte sessuale del fiore) lungo circa due volte il lembo, con fauce gialla e antere poco più lunghe dei filamenti. Nelle foto Crocus longiflorus nei castagneti di Moio della Civitella».

©Riproduzione riservata



© Giornale del Cilento - Gerenza

Iscrizione al Tribunale Vallo della Lucania n.580/2009 del 04.09.2019