Si manifesta per la libertà di stampa, Roma si colora di 300 mila anime

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Sabato pomeriggio piazza del Popolo era stracolma e un sole estivo ha scaldato ulteriormente, se ce ne fosse stato bisogno, gli animi dei presenti. La manifestazione, organizzata dalla Fnsi- la federazione nazionale della stampa- in difesa "del diritto di sapere e del dovere di informare", ha fatto registrare un notevole coinvolgimento, sotto  tutti i punti di vista. Ciò che immediatamente poteva essere percepito da chi si è addentrato nella bellissima piazza romana è l’eterogeneità della partecipazione: c’erano studenti e c’erano i quarantenni, come pure gli ottantenni. Collettivi, associazioni culturali, sindacati, movimenti, singoli professionisti, delegazioni di partito, tantissime porzioni di ciò che compone il mosaico della società italiana. Cittadini. Venivano da ogni parte d’Italia. E i giornalisti, tanti, ovviamente. Giornalisti televisivi, della carta stampata, della radio, di testate nazionali e locali. Di giornali studenteschi. Giornalisti famosi, noti , sconosciuti, aspiranti. In piazza del Popolo c’era il giornaledelcilento.it come c’era lo stand di Repubblica con Eugenio Scalfari che, con un caldo feroce, veniva letteralmente sommerso dalla stima e dall’affetto di migliaia di persone. A fornire il necessario condimento al piatto unico della giornata c’ era pure una folkloristica varietà di colori, slogan ( "siamo tutti farabutti" e "no al bavaglio" i più gettonati ), striscioni e provocazioni. In cielo gravitava, tra palloncini e messaggi svolazzanti vari, uno striscione con la faccia di Gramsci e la scritta "Odio gli indifferenti". Tutti hanno fatto sentire la propria voce, ognuno a modo proprio. Con serenità e rispetto e, nello stesso tempo, con grande passione e trasporto emotivo.

Giulio è un ragazzo di Vallo della Lucania, studia psicologia a Padova. E’ arrivato in treno carico di indignazione e di convinzione: "Il sistema di informazione in Italia, probabilmente, è malato perché si insegue una logica becera di mercato e non una professionale. Ovvero, si ha come l’impressione che l’obiettivo dell’informazione sia quello di vendere e guadagnare e non tenere aggionarti i cittadini in modo esauriente. E’ un effetto del berlusconismo diffuso e imperante. La manomissione strategica dell’informazione e della formazione in Italia ci consente di essere felici, ignoranti e sorridenti". Sulla manifestazione afferma: "Ragazze e ragazzi che sembra di conoscere da sempre, striscioni, manifesti, bandiere, è davvero un evento maestoso e ci si guarda attorno compiaciuti di aver contribuito ad essere così tanti.Una manifestazione popolare così ben riuscita è la prova evidente che una nuova consapevolezza c’è già, è pronta. Dopo gli interventi dal palco, le belle parole e le canzoni subentrerà un certo scoramento, una frustrazione mista a rabbia: "COSA FARE ORA?" la domanda diventa un mantra. Lo striscione con le parole di Gramsci che sovrastano la piazza suggeriscono un percorso per cercare una risposta: "Odio gli Indifferenti". Ognuno ha la responsabilità di costruire e praticare una cittadinanza attenta e consapevole."

E’ proprio questo che la pelle non poteva non avvertire: quel brivido, quella sensazione semplicemente umana che scaturisce dalla condivisione. Secondo gli organizzatori, c’erano circa trecentomila persone a tappare ogni buco della piazza e ad affollare pure le vie circostanti. Dirigendo lo sguardo in direzione del palco ci si accorgeva che il fermento c’era pure lì sopra, tra quelli che si sono rivolti col microfono ad una convinta marea di "non-indifferenti". E c’era entusiasmo ancora più su, tra la gente affacciata alle terrazze del Pincio, in mezzo al quale spiccava uno striscione riguardante la difficile situazione dei precari. Anche gli interventi sono stati caratterizzati da una pluriformità di prospettive che si è condensata in una univocità di intenti. Per dire: dal palco si sono dette cose diverse e sono stati assunti diversi punti di vista, ma sono stati tutti convogliati nell’espressione dell’impellente necessità di una pienezza democratica che passi attraverso una pienezza informativa incondizionata.

Come si è detto a più riprese, è la costituzione che lo detta e lo garantisce, in maniera esplicita, con l’articolo 21. Riguardo a questo, molto significativo è stato l’intervento di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: prima di leggere proprio l’articolo 21, ha ricordato che "il cittadino se è meno informato è meno libero, l’informazione è il cane da guardia della democrazia". Un boato ha salutato Roberto Saviano e sottolineato il suo intervento; lo scrittore campano ha affermato che "Verità e potere non  coincidono mai. La libertà di stampa che vogliamo difendere è la serenità di lavorare, la possibilità di raccontare senza doversi aspettare ritorsioni". Poi ha ricordato il disastro accaduto a Messina, la gente travolta dal fango. "Ammazzata dal cemento, non dal maltempo". Hanno parlato ai "farabutti" di ogni specie i rappresentanti del sindacato unico dei giornalisti, il presidente dell’ ordine dei giornalisti, un esponente della Cgil: questi hanno sottolineato la pesante anomalia italiana, in relazione alle dinamiche di controllo e restrizione degli spazi di informazione. Molto sentito e apprezzato è stato l’intervento di Neri Marcorè, che si è chiuso con la lettura di un brano tratto da La democrazia in America di Alexis de Toqueville, un testo del 1830 quasi profetico, per come riesce a "descrivere a priori" le storture autoritarie in cui può incappare un sistema democratico. Un signore di una certa età, nel bel mezzo della lettura, ha gridato: "Facciamolo presidente!" . Probabilmente si riferiva a Toqueville. E’ morto nel 1859. Peccato. Se invece si riferiva a Marcorè, si può ancora sperare. 

Si è espresso dal palco un giovanotto del giornalismo italiano, un fresco novantenne che con un vigore e una passione innegabile, ha messo in guardia tutti da quello che rappresenterebbe un futuro senza libertà di espressione, avendo vissuto una situazione del genere sulla propria pelle, durante il ventennio fascista; c’è stata un’impietosa e circostanziata analisi della situazione dei media italiani effettuata da un giornalista francese di Reporters sans frontiere; un giovane giornalista siciliano ha raccontato la sua incredibile esperienza, fatta di inchieste, minacce, censure, licenziamenti. Fatta di periodi in cui guadagnava 2 euro e sessanta centesimi ad articolo, fatta di enormi ostacoli. Importanti, decise e convinte le parole della portavoce dei precari della scuola che, nelle stesse ore, hanno sfilato per la capitale, in segno di protesta nei confronti dei tagli effettuati dal governo. Oltre all’esposizione della travagliata situazione in cui si trova la scuola pubblica italiana, la portavoce ha sottolineato la poca attenzione dei mezzi di informazione in relazione alle loro difficoltà e alla loro opposizione continuativa al ridimensionamento del corpo docenti e del personale Ata. Ad un certo punto, il giornalista Andrea Vianello, presentatore dell’evento, ha letto i nomi dei tanti giornalisti italiani uccisi perchè facevano bene il proprio mestiere, perchè raccontavano la realtà. Siani, Alpi, Impastato, Tobagi e tanti altri.  Altri hanno ricordato la reporter russa, Anna Politkovskaja, ammazzata il 7 ottobre del 2007 solo perchè non era una semplice portavoce del Cremlino, ma osava fare la giornalista. L’attrice Jasmine Trinca ha interpretato una breve parte di uno spettacolo teatrale tutto costruito intorno alla figura della giornalista russa. Un brivido di autentica emozione ha percorso la schiena di Piazza del Popolo.

Significativa è stata la pubblica presa di coscienza, da parte di Andrea Vianello e di altri, del fatto che spesso sono gli stessi giornalisti ad auto-censurarsi o, comunque, a non svolgere fino in fondo la propria "missione", che dovrebbe far si che i cittadini, attraverso una conoscenza completa dei fatti, possano formarsi un’opinione circostanziata, consapevole e libera.

Tra un intervento e l’ altro, l’ Orchestra di Piazza Vittorio,  Simone Cristicchi, Teresa De Sio, Marina Rei, Andrea Rivera e, in chiusura, Sergio Caputo, hanno completato e allietato con dei contributi musicali la manifestazione.

In basso, il testo dell’articolo 21 della nostra Costituzione: 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. 

Di seguito, alcune fotografie scattate in piazza del Popolo, sabato pomeriggio.    

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