Pietro Campagnoli e il superamento dei propri limiti con la scultura: è ospite al Meeting del mare

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di Giangaetano Petrillo

Pietro Campagnoli ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo che lo ha dotato di un alto Q.I. ma cattive abilità relazionali. Al liceo ha sempre avuto problemi a comprendere i suoi compagni di classe e il modo in cui doveva relazionarsi con loro. Con le sue sculture crea calchi con coperte bagnate di gesso, mettendole su corpi viventi e aspettando che si solidifichino. In questi calchi cerca di riprodurre la forma dell’essere umano, come una fotografia dei corpi. Le sue opere non hanno mai dei volti definiti, perché è impossibile per lui capire le emozioni della gente, a causa della sua sindrome. Sono sempre vuoti, perché il corpo interno si è evoluto e scomparso, ed è rimasto solo l’involucro, come una crisalide. Il suo lavoro nasce dal tentativo di descrivere metaforicamente il suo passato. Le esperienze più violente ci rendono individui più resistenti. Le sue opere gli ricordano che la tempesta può essere combattuta e sconfitta, se una volontà incrollabile sostiene la mente contro la sferza dell’esperienza. Pietro è nato a Torino nel 1994, dove vive e lavora. Ha iniziato a lavorare professionalmente come artista dal 2011, sostenuto da patrocini istituzionali e fondazioni di primaria importanza, tra cui: Regione Piemonte, Fondazione CRT Cassa di Risparmio di Torino, Compagnia di San Paolo, Opera Barolo, Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, Dipartimento Educazione Fondazione Merz, Fondazione Pistoletto, Centro Studi Bianca Tosatti Parma. Quest’anno sarà uno degli artisti ospiti del Meeting del Mare con le sue straordinarie installazioni. Noi lo abbiamo contattato per farci raccontare un po’ della sua arte.

Salve, chi è in arte Pietro Campagnoli?
Una persona che aveva qualcosa da dire e lo fa tramite la scultura

Come mai «senza confine»?
Poiché i confini sono solo dettati da leggi, e l’ uomo pecca di tentare sempre di legiferare parti di se stesso inconsce e inlegiferabili

Come crea le sue opere? Quale procedimento segue?
Uso dei teli bagnati nel gesso, e li pongo sopra dei manichini o persone umane. Essi fotografano il corpo, e non l’ immagine

Perché vuole che l’immagine sia assente nelle sue opere? Cioè, parrebbe quasi un controsenso, lei che fa dell’assenza una presenza artistica. Con quale messaggio?
Siamo una società dove l’ immagine è sovrabbondante, voglio andare in controtendenza e trasmettere con i miei lavori tutto ciò che è impalpabile e impossibile da trasmettere tramite i dispositivi

Cosa vuole che le sue opere suscitino in chi le osserva? Quale sensazione?
Riflettere sulla loro condizione esistenziale. Liberarsi dagli involucri artificiali

Quando ha inizio il suo percorso artistico, e soprattutto perché ne ha avvertito l’esigenza?
È una vocazione, o la hai o non la hai. Non ho scelto, dovevo fare così

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Cosa cerca di esprimere, o  meglio, a cosa o a chi  cerca di dar voce?
Alla sofferenza dell’ essere umano, che non riesce a rendersi conto della sua condizione esistenziale, e soffre senza sapere perché. Io non lo sono più da tempo in questa condizione, soffro solo se vedo gli altri soffrire

Qual è il soggetto che presenterà al Meeting del Mare?
Un messaggio nel quale chiunque possa rispecchiarsi, ovvero la possibilità di migliorare la propria condizione, non importa i tuoi gusti sessuali o da che paese vieni. Senza confini, oltre.

Su cosa l’arte, la società, la politica dovrebbe, secondo lei, interrogarsi?
Sul presente. Non sul passato, non sul futuro. Solo il presente ti rende vivo.

Viviamo sempre più in un agone politico dove a scontrarsi sono due opposte visioni della società moderna. Da un lato chi intende il futuro come apertura, confronto, integrazione, sviluppo comunitario; e chi dall’atro intende il futuro come un ritorno al più buio del passato con muri, trincee, fili spinati e blocchi navali. È un’analisi secondo lei molto dura?
I limiti sono solo nella mente di chi ha paura. Non bisogna averne.

Come osserva il futuro delle nuove generazioni, chiamati un giorno a raccogliere il frutto di questo presente molto grigio?
Il presente è grigio se lo vedi tale. Io non lo vedo grigio, questo è un periodo di grandi soddisfazioni nella mia vita, vedo una bellissima alba. La realtà percettiva del presente esiste nella mente umana e non altrove.

Quest’anno il tema della nuova edizione del Meeting è diversità. Cos’è la diversità per Pietro Campagnoli?
Se non capiamo qualcosa non vuol dire che sia sbagliata. La più grande innovazione di questo decennio non è il culto del virtuale ma il culto della paura. Siamo coltivati dalla società nella paura, nell’ insicurezza. Le conseguenze si vedono. Evitiamo di vedere, e iniziamo a percepire.

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