Polemiche sul mega impianto di compostaggio a Vallo Scalo: dure accuse e querele

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di Marianna Vallone

Va avanti il procedimento per la realizzazione del mega impianto di compostaggio a Vallo Scalo. Un progetto che da oltre un anno è al centro di non poche contestazioni. Il maxi impianto si dovrebbe realizzare in località Foresta alla frazione di Vallo Scalo, al confine con il Comune di Salento, in un’area a meno di un chilometro dai centri abitati, in un valico naturale e a cento metri da un fiume. Per bloccare il progetto, sostenuto dal comune e finanziato dalla Regione Campania, é nato anche un comitato cittadino. A questo si oppone anche l’avvocato Loreto D’Aiuto. Dura la sua lettera indirizzata ai vertici del Consorzio di Bonifica Velia, di cui è consigliere delegato. «Siccome sul drammatico problema ‘allocazione del Sito di Compostaggio dei Rifiuti Regionali, in piena Valle dell’Alento a Vallo Scalo’, vi ho interessato tre volte senza mai ricevere una risposta o quantomeno ricevere un banale riscontro, con la presente, provo ad attivare le Istituzioni deputate a verificare se gli atti e i comportamenti degli amministratori “della cosa pubblica” sono ispirati o meno agli interessi generali che la legge tutela. La scelta di Vallo Scalo, come Sito di Compostaggio dei Rifiuti “Regionali”, è un grossolano errore politico», si legge nell’ultima missiva, datata 22 giugno. D’Aiuto ha così reso nota la vicenda anche ai ministri dell’Interno, del Turismo, dell’Ambiente, dei Trasporti e Infrastrutture, dell’Agricoltura, oltre al Prefetto di Salerno, all’Anas e ai comuni che insistono nell’area e nei dintorni. L’avvocato già nel maggio 2019 aveva chiesto «la convocazione di un’adunanza consiliare monotematica per discutere dell’Impianto di Compostaggio dei Rifiuti Regionali erroneamente localizzato a Vallo Scalo, nel Comune di Castelnuovo Cilento», sottolineando che l’impianto danneggerebbe la popolazione e non poco.

Ma facciamo un passo indietro. A maggio 2019 l’avvocato a mezzo pec chiedeva di convocare un consiglio dei delegati monotematico «per far sentire la voce del Consorzio di Bonifica Velia nella Valle dell’Alento». La richiesta all’ente era motivato dal fatto che il consorzio, dovrebbe – come da statuto – «promuovere e attuare la bonifica integrale quale attività pubblica permanente di conservazione, valorizzazione e tutela del Territorio, di salvaguardia dell’ambiente rurale, di razionale utilizzazione delle risorse idriche prevalentemente per uso consortile». «Il dibattito che si è aperto sul sito di compostaggio dei rifiuti regionali localizzato a Vallo Scalo ha creato una vera e propria sommossa popolare. I Consorzi di Bonifica e di Irrigazioni sono tra gli Enti che per Legge devono tutelare ‘il suolo, il sottosuolo, il territorio e l’ambiente in generale», scriveva.  La vicenda è poi approdata in Procura, perché il 6 maggio 2019 D’Aiuto ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, contro ignoti, chiedendo di svolgere «con assoluta urgenza, le opportune indagini» avanzando «istanza di punizione nei confronti dei responsabili con pena esemplare» e riservandosi «di costituirsiParte Civile nel Procedimento Penale che andrà ad instaurarsi per ottenere il ristoro dei danni morali e materiali patiti in conseguenza e dipendenza dei comportamenti delittuosi, se sussistenti».

Per D’Aiuto la decisione di allocare un impianto di compostaggio di rifiuti regionali a Vallo Scalo a poche centinaia di metri dalla Torre Medievale di Castelnuovo Cilento e dalla stazione ferroviaria più grande del Cilento e (a linea d’aria) a pochissima distanza dal sito dell’Umanità di Elea-Velia e dal Golfo (con il Porto) di Casal Velino, è oggettivamente sbagliata». E motiva: «Si tratta di una discarica che emette odori insopportabili per effetto della putrefazione del materiale organico. Certamente, tutto ciò che emana cattivi odori non fa bene alla salute C’è, quindi, il rischio chimico dei composti organici volatili. L’anidride carbonica che si sprigiona modifica il microclima della zona dove viene impiantato».

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Ma non è tutto. «Perché Vallo Scalo è un suolo parte integrante della “Valle dell’Alento”, comprensorio agricolo che per millenni ha procurato “risorse agricole vitali” naturalmente e socialmente ha vocazione agricola-turistica-archeologica-storica, in cui vi è “Elea-Velia”, sito mondiale dell’Umanità. La Valle dell’Alento è compresa nel territorio del “Parco Nazionale del Cilento – spiega ancora l’avvocato  Un Sito Industriale di Compostaggio allocato a Vallo Scalo, snaturerebbe radicalmente ed irreversibilmente le condizioni ambientali e sociali dell’intera Valle dell’Alento». A rafforzare il suo concetto anche la motivazione legata alla pericolosità della strada per raggiungere il sito. «La strada Variante della Statale 18  nel doppio senso rotatorio, è già teatro di oltre cento incidenti mortali ed è oggettivamente inadeguata all’enorme traffico degli autocarri trasportatori dei rifiuti dai numerosi Comuni serviti al Sito di Compostaggio di Vallo Scalo».E ha concluso nella denuncia: «I politicanti da strapazzo non hanno studiato il problema generale. La gente autoctona non è stata messa a conoscenza dell’insediamento industriale, e subirebbe danni irrisarcibili per centinaia di anni».

D’Aiuto ha anche inviato una lettera al presidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni al quale ha chiesto un incontro. «Il Parco Nazionale “non può restare a guardare”. L’intero Cilento rimarrebbe danneggiato “per centinaia di anni” da un’Opera Pubblica erroneamente immaginata nelle Valle dell’Alento da persone forestiere che non conoscono il territorio, prive di sensibilità sociale e/o da Soggetti ignoti da identificare. Il fatto che la sciagurata scelta politica-territoriale di allocare un Sito di Compostaggio dei Rifiuti Regionali sia stata fatta da una fazione partitica “amica”, – dice D’Aiuto – non deve ostacolare “l’impegno istituzionale” del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. A parole Tutti gli Enti Cilentani (compresa la Chiesa Cattolica) affermano di tutelare l’ambiente ed in particolare il territorio, l’aria e l’acqua. I cittadini locali vengono spesso raggirati. Senza fare chiacchiere e/o registrazioni meccanizzate, essendo il Parco Nazionale un’Istituzione dello Stato (sovra comunale), da privato Cittadino autoctono che ben conosce il Territorio Cilentano ed in particolare la Valle dell’Alento, chiedo un incontro per discutere».

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