Polemiche sulla puntata di Linea Blu, Galzerano: «La Bianchi offende gli operatori culturali del Cilento»

Da un lato applausi, dall’altra polemiche. Al centro della diatriba c’è la puntata di Linea Blu dedicata al Cilento e andata in onda ieri pomeriggio su Rai uno. Secondo l’editore cilentano Giuseppe Galzerano «la trasmissione non ha offerto una corretta informazione sulla struggente e mitica storia d’amore tra Palinuro e Camerota», storia che «non è stata assolutamente scoperta dallo scrittore Niccolò Carmineo, che tra l’altro non è neanche cilentano». 

La puntata integrale sul Cilento andata in onda il 4 luglio 2015

Poi spiega che «ne parlò per la prima volta il marchese e letterato Bernardino Rota, signore di Trentinara e di Giungano, in Delle Rime del S. Bernardino Rota, un poema pubblicato nel 1572 dal tipografo Giuseppe Cacchy dell’Aquila, dedicando i versi al marchese Placido Sangro di Camerota. Fino a quel momento era conosciuta solo la vicenda narrata da Virgilio della morte di Palinuro  a causa del sonno. Invece Bernardino Rota fa morire il nocchiero di Enea per amore e per passione della ninfa Camerota». Poi aggiunge che «solo nel 1997 i versi latini di Rota vengono egregiamente tradotti da Giuseppe Liuccio, poeta cilentano di Trentinara – come Rota – e giornalista della Rai-Tv, nel volume  Miti del Cilento, pubblicato dalla Galzerano Editore e da tempo esaurito. Da allora la leggenda viene diffusa sul territorio grazie alla vendita del libro e alle numerose presentazioni fatte nei vari paesi del Cilento».

Per Galzerano nulla di tutto questo sarebbe emerso nella trasmissione. «Poiché era dedicata al Cilento, – sottolinea l’editore – Donatella Bianchi avrebbe potuto chiedere a Giuseppe Liuccio o all’editore del libro di riferire la leggenda dell’amore di Palinuro per la bella ninfa Camerota, proprio perché i cilentani hanno, forse più degli altri, intelligenza e capacità per raccontare i miti e le leggende che riguardano la loro terra, senza dover ricorrere a narratori di seconda mano, pressappochisti lontani dal Cilento e che non conoscono l’animo e la cultura dei cilentani, proprio perché un poeta cilentano non sarebbe stato certamente invitato a raccontare leggende napoletane».

Parole dure che non risparmiano neppure Donatella Bianchi. «La disinvoltura e il modo di fare della conduttrice, oltre a non valorizzare uomini e intelligenze del Cilento, offende gli operatori culturali cilentani -giornalisti, poeti, scrittori, editori – che lavorano con enormi sacrifici in terra cilentana, permettendo ad altri di impossessarsi di storie e leggende della nostra gente e della nostra terra e di riferirle senza la passionalità e la partecipazione che un cilentano – orgoglioso della sua terra e della sua cultura – ha». «Purtroppo – conclude Galzerano – non è la prima volta che episodi del genere avvengono nel Cilento e per questo ci auguriamo che non succedano nel futuro».

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